130 - 277 - Come nacquero le città - Lingua Magistra

Versione originale in latino


Plerique rerum scriptores eos homines, qui ex terra primitus nati sunt, cum per silvas et campos erraticam degerent vitam, nec ullo inter se sermonis aut iuris vinculo cohaererent, sed frondes et herbam pro cubilibus, speluncas et antra pro domibus haberent, bestiis et fortioribus animalibus praedae fuisse commemorant. Tum ii , qui aut laniati effugerant aut laniari proximos viderant, admoniti periculi sui ad alios hominesdecurrerunt, praesidium imploraverunt et primo nutibus voluntatem suam significaverunt, deinde sermonis initia temptaverunt, ac singulis quibusque rebus nomina imprimendo paulatim loquendi perfecerunt rationem. Cum autem multitudinem ipsam viderent contra bestias esse tutandam, optimum factu egerunt: oppida enim coeperunt munire, vel ut quietem noctis tutam sibi facerent, vel ut incursiones atque impetus bestiarum non pugnando, sed obiectis aggeribus arcerent.

Traduzione all'italiano


La maggior parte degli storici, rammentano che quei uomini che nacquero in principio dalla terra, mentre passavano una vita nomade tra le foreste e i campi, e non erano legati tra loro da nessun rapporto di divulgazione, però avevano fronde e piante come letti, grotte e caverne invece delle abitazioni, sono stati cibo per bestie e animali più forti. A quel tempo coloro che o divorati erano scappati o avevano intravisto i loro parenti essere divorati, percepito del loro rischio, si diressero verso altri uomini, e pregavano tutela e prima con gesti mostrarono il proprio volere, dopo cercarono l'origine di un discorso, e migliorarono le abilità di parlare piano piano associando nomi a ciascun oggetto. Perché scorsero che la medesima massa doveva essere tutelata dalle bestie, svolsero la cosa migliore da fare, difatti, iniziarono a rafforzare le città, per rendere sicura per loro la calma della notte, e per tenere lontano le scorrerie e gli attacchi delle belve, non lottando, però gettando i ripari.