120 - 272 - Il tradimento di Popilio Lenate - Lingua Magistra

Versione originale in latino


M.Cicero Popilium Laenatem,Picenae regionis,rogatu M.Caelii non minore cura quam eloquentia defendit,eumque,causa admodum dubia fluctuantem,salvum ad penates suos remisit,insignem orationem pro eo habendo. Hic Popilius postea rem turpem egit, memoratu dignam; is enim nec verbo a cicerone laesus,ultro M.Antonium rogavit ut ad illum proscriptum persequendum et iugulandum mitteretur: impetratisque detestabilis ministerii partibus,gaudio exsultans Caietam cucurrit et virum,privatim sibi venerandum,iugulum praebere iussit,ac protinus caput Romanae eloquentiae et clarissimam dexteram per summum otium amputavit,eaque sarcina,tamquam opimis spoliis,alacer in urbem reversus est. neque enim scelestum portanti onus succurrit, illud se caput ferre, quod pro capite eius quondam peroraverat.

Traduzione all'italiano


Marco Cicerone, su preghiera di Marco Celio, tutelò Popilio Lenate, della zona del Piceno, con non minore rapidità che oratoria, e malgrado titubante per un motivo molto oscuro, lo ridiede salvo ai suoi Penati. Dopo ciò Popilio , nonostante non oltraggiato né dalle azioni né dalle parole da Cicerone, domandò senza alcuna motivazione a Marco Antonio di essere rinviato a rincorrere e ad assassinare quello che era stato esiliato: e il compito del biasimevole ufficio, gioendo con allegria si diresse a Gaeta e comandò all'uomo, non dico con che decoro, che avrebbe dovuto celebrare in privato, di donargli la gola, e subito tagliò la testa dell'oratoria e pace romana e la celeberrima mano destra con molta e limpida calma, e con quel peso, come con un ricco tesoro, si rivolse velocemente in città. E difatti, reggendo l'orribile peso, non gli servì pensare che stava trascinando quel capo che un giorno aveva parlato in sua difesa. Inadatto scritto per giudicare codesta brutalità, dato che non vi è un altro Cicerone che possa dolersi abbastanza dignitosamente questa disgrazia di Cicerone.