107 - 269 - Saggezza degli antichi - Lingua Magistra

Versione originale in latino


Thales,interrogatus an facta hominum deos fallerent, "Ne cogitata hominum quidem" respondit. Itaque non solum manus, sed etiam mentes puras habere volumus, cum secretis cogitationibus nostris caeleste nemen adesse credamus. Ac ne quod sequitor quidem minus sapiens. Unicae filiae pater Themistoclen consulebat utrum eam pauperi, sed ornato, an locupleti parum probato conclaret. Cui is "Malo" inquit "virum indigentem pecunia quam pecuniam viro".
Quo dicto stultum monuit ut generum potius quam divitias generi legeret. Demadis quoque dictum sapiens apparet: nolentibus enim Atheniensibus divinos honores Alexadro decernere, "Videte" inquit "ne,dum coelum custoditis, terram amittatis".

Traduzione all'italiano


Talete, interrogato se gli atti degli uomini fossero celate agli dei, rispose: "Neanche ciò che è pensato degli uomini". Quindi vogliamo avere anche non unicamente le mani, però pure le menti, perché riteniamo che la divinità celeste aderisce ai nostri occulti pensieri. Però neanche colui che segue è meno sapiente. Il padre Temistocle rifletteva riguardo alla sola figlia se donarla ad uno umile ma dignitoso o ad uno ricco ma corrotto. Lui le disse: "Preferisco un uomo senza soldi che soldi senza uomo". Affermato questo invitò a preferire un genero povero invece che le ricchezze del genero. Sembra saggio pure una frase di Demade: difatti agli Ateniesi che non volevano dare onori divini ad Alessandro, disse: "Fate in maniera che, mentre salvaguardiate il cielo, non dimentichiate la terra".