154 - 20 - Parentes - Lingua Latina per se Illustrata

Versione originale in latino


Testo latino assente.

Traduzione all'italiano


PERSONAGGI: DIODORO, TLEPOLEMO, SIMNACO

Diodoro, maestro della scuola, che ora è contento che i cattivi studenti sono assenti, chiama il suo servo Tlepolemo. Tlepolemo entrando in silenzio si accorge del padrone e lo interroga:“Stai bene, padrone?”
Diodoro:“Non sto bene, Tlepolemo. Sono stanco. Mi fa male la testa e il braccio destro”
Tlepolemo:“Perché non vai dal medico?”
Diodoro:“Il medico è stolto. Io stesso posso guarirmi meglio. Prima voglio mangiare e bere, poi dormire. Portami il cibo!”
Tlepolemo esce. Poco dopo porta al padrone un pane, due pesci e una coppa piena d’acqua. Diodoro vedendo l’acqua dice:“Cosa? Mi porti l’acqua?”
Tlepolemo:“A mezzogiorno bisogna bere l’acqua”
Diodoro:“Bisogna che i servi bevano l’acqua. Io voglio bere il vino, non l’acqua”
Tlepolemo:“Senza i soldi non posso comprarti il vino e tu non mi dai nessun denaro”
Didoro mostra al servo un portamonete pieno di monete e dice: “Oggi ho le monete. Non sai che oggi sono le calende di giugno?Ricevo dagli studenti lo stipendio delle calende. Ora posso comprare il buon vino”
Tlepolemo:”Io andrò al negozio e ti comprerò il vino”
Diodoro:”Bene farai. Ecco il denaro”
Il maestro dà al suo servo il denario. Il servo fa un passo verso la porta, quando Diodoro dice:”Rimani!Non andare!Io stesso andrò al negozio”
Tlepolemo:”Vuoi che venga con te?Io porterò il vino”
Diodoro:”Voglio che rimani qui. Non porterò il vino dal negozio, ma lì lo berrò. Ridammi la moneta!”
Il servo ridando il denario al padrone dice:”Bevi poco, cura il tuo corpo!”
Diodoro dice:”Tu fai il tuo dovere. Non sei un medico, ma il mio servo”
Tlepolemo:”Cosa vuoi che faccia?”
Il maestro prende una lettera e dice:”Voglio che porti questa lettera a Lucio Giulio Balbo”
Tlepolemo:”Dove abita quello?”
Diodoro dice:”Osserva per questa finestra. Vedi quel monte?
Tlepolemo Guarda attraverso la finestra aperta il monte Albano. Fra Muscolo e il Monte Albano c’è una piccola valle. Tlepolemo dice:”Vedo. E’ il monte Albano”
Diodoro:”La villa di Giulio è situata sotto quel monte, ma non può essere vista da questo luogo; ma ecco la stretta via che porta alla villa. Forza, vai!”
Tlepolemo:”Cosa c’è nella lettera?”
Diodoro:”Niente per te, servo!Fai solo il tuo dovere!Addio!”
Tlepolemo va portando la lettera del maestro.

Diodoro da solo mangia il pane e i pesci e beve un po’ d’acqua. Ma oggi, sebbene sia stanco, non dorme dopo il cibo, ma subito esce di casa. Il maestro entra la via stretta, dove arriva al buio negozio. Quel negozio è pieno di uomini che bevono i quali parlano fra sé, altri urlano e ridono, altri cantano. Ora anche Diodoro beve il vino da una grande coppa, mentre parla con gli amici. Uno di quelli che bevono dice:”Salve, maestro della scuola!”
Diodoro alzando la coppa dice:”E tu salve, Simnaco!”
Simnaco:”Cosa fai?Non insegni agli studenti?”
Diodoro:”Perché tu, medico?Non curi gli ammalati?
Simnaco:”In questi anni sono poco gli ammalati”
Diodoro:”Ho pochi studenti - che rimando a casa a mezzogiorno, e ordino loro di ritornare dopo mezzogiorno. Mi è abbastanza insegnare loro per sei ore!Ma adesso voglio bere il vino”
Simnaco:”A mezzogiorno non bisogna bere il vino, ma l’acqua”
Diodoro:”Perché non mi ordini di bere il latte, medico, come un piccolo neonato?”
Simnaco:”Se tu vuoi vivere sano, bevi un poco di vino!Cura il tuo corpo!”
Diodoro:”Sempre mi ordini di bere poco, ma tu stesso bevi più coppe di me”
Simnaco:”Io sto bene, e non bevo più di quanto è necessario. Ma vedo che tu stai male, Diodoro, e io sono un medico”
Diodoro:”Io sto abbastanza bene, sebbene sia stanco e mi duole il capo”
Simnaco:”Dunque ti avanza il sangue. Vuoi che ti apra la vena?”
Diodoro:”Non voglio certamente!Ora duole abbastanza il braccio. Non puoi guarirmi in quel modo”
Simnaco:”Pensi che sia un cattivo medico?”
Diodoro:”Anzi penso che tu sia un ottimo medico. Ma nessun medico può guarire questa cosa che rende me stanco e dolente”
Simnaco:”Cosa è questo che da nessun medico può essere guarito?”
Diodoro:”Poiché io sono un cattivo maestro!I miei studenti imparano male e i genitori non mi…”
Simnaco:”Ma io pensavo che eri un ottimo maestro”
Diodoro:”I genitori non pensano ciò, e dunque non vogliono mandare da me i loro figli”
Simnaco:”Quanti studenti hai?”
Diodoro:”Ora quattro; ma ben presto anche loro mi lasceranno”
Simnaco:”Perché temi questo?”
Diodoro:”Perché Giulio, padre di due studenti, ben presto leggerà una lettera nella quale scrivo che lo studente cattivo e pigro è suo figlio maggiore – ciò è vero!”
Simnaco:”Anche se è vero, non era necessario che tu scrivevi ciò. Certamente Giulio non sarà meno irato con te, poiché tu non puoi insegnare niente al suo figlio maggiore, che ora è con me, perché io non posso guarire il suo figlio minore”
Diodoro:”Non sapevo che eri il medico della sua famiglia. Ma perché non puoi guarire il figlio di Giulio?”
Simnaco:”Certamente posso. Il ragazzo è malato solo al piede e anche senza medico sarà ben presto guarito. Dunque, come ora penso, non era necessario aprirgli il sangue. Giulio dice che suo figlio a causa del medico ora è malato non solo al piede, ma anche al braccio e che io sia un cattivo medico!”
Diodoro:”Non curare ciò, Simnaco!”
Simnaco:”E’ facile dire ciò, ma Giulio non vuole chiamarmi ancora e non mi dà il mio stipendio”
Diodoro:”Come detto Giulio ora dirà che sono un pessimo maestro di scuola e non mi darà lo stipendio da questo giorno. Ma io non curo ciò. Ora non voglio insegnare agli studenti. La mia scuola chiuderà, mentre tento di insegnare agli studenti pigri le lettere e i numeri.

Simnaco:”In questo modo tu vivrai senza stipendio?”
Diodoro:”Io non ho né moglie né figli. Mi è abbastanza poco. Venderò tutte le mie cose eccetto i libri: anche se non avrò nient’altro, potrò vivere bene con poco”
Simnaco:”Sarai anche senza vino?”
Diodoro:”Se sarà necessario, berrò l’acqua – mentre leggerò i buoni libri”
Simnaco:”Quali libri buoni dici?”
Diodoro:”Posso dire tanti libri buoni, ma prima degli altri i libri di Platone, nei quali Socrate fa discorsi con gli amici. Sono sempre rallegrato quando leggo quei sermoni famosissimi, sebbene molti siano in quelle lingue che io non comprendo bene; neanche Aristotele, alunno intelligentissimo di Platone, mi è visto essere più facile. Ma ora Incomincerò a leggere i libri di Epicuro”
Simnaco:”Chi è Epicuro?”
Diodoro:”Epicuro è un filosofo greco, come Socrate e Platone e Aristotele”
Simnaco:”Io non sento o leggo mai un filosofo. Perché tu preferisci i filosofi Greci?”
Diodoro:”Perché i filosofi ci insegnano a vivere correttamente e beatamente. Non pensi, Simnaco, che non sia abbastanza curare il corpo dell’uomo: è importante curare anche la mente, e ciò non può essere fatto senza i libri dei filosofi. Egli solo mi è visto essere beato, non ha non solo il corpo sano, ma anche la mente sana nel corpo sano”
Simnaco:” Io vivo beatamente e ho la mente sana, sebbene non legga i filosofi e veneri gli dei”
Diodoro:”Epicuro insegna che gli non curano le cose umane”
Simnaco:”Io penso che nessuno sia dio. Tu veneri Giove e gli altri dei?”
Diodoro:”Non li venero, come Epicuro mi insegna. Ma, non so in che modo, vedo molte cose che mi fanno incerto. Se nessuno è dio, in che modo possono essere mosse le stelle e il sole?Da dove nascono i venti e le nuvole?Chi fabbrica i tuoni e i fulmini?”
Simnaco:”Interroga Epicuro, il tuo maestro!”

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