Quanti pericoli in queste case - Libenter

Versione originale in latino


Locus est miser famosusque. Ibi incendia saepe accidunt; tecta aedificiorum lignea facile exardescunt atque cedunt; muri quoque adsidue reficiuntur et adsidue corruunt. Bene facit, ergo, amicus meus,: lectulum indumentaque sua in raeda una componit Romaque saeva excedit. Nunc Volsinios tutus incolit atque inter nemorosa iuga, sub patulae fagi umbra ad auras canit quiete. Nos autem Romam ubique foetidam et pericoli plenam incolimus: lignea enim adminicula aedificia fulciunt; ibi incolae anxii dormiunt atque interdum ruina interficiuntur. Heri incendium magnum flagrabat atque in viarum angustias pererrabat. Incolae repente e lecto prosilievanti, conclamabant, aquam poscebant, a flammis filios feminasque eripiebant. Iam tabulata tertia fumant. Iam ultimum tabularum ardet, tegulae concidunt, trabes corruunt; flammae altae volvuntur atque propter ventos tectis vicinis iniciuntur. Per cubicula feminae currunt eiulantque; viri, pueri puellaeque de muris praecipitantur. Proximi aedificii incolae, adhuc ignari, damna conspiciunt, timent, celeriter per angiporta trepidi fugiunt. Puer cantharum, parvos urceolos, ollam in cista portat. Flammae eum cistamque suam avidae vorant. Amici mei, Romam fugite. Hortulum parvum puteumque emite et sic sine curis vivetis ab incendiis remoti.

Traduzione all'italiano


Il luogo è povero e conosciuto. Lì accadono sempre incendi; i tetti lignei degli edifici facilmente prendono fuoco e cadono: anche i muri sono ricostruiti continuamente e continuamente crollano. Fai bene, dunque, amico mio: raccogli il letto e i suoi vestiti in una sola carrozza e lascia la funesta Roma. Ora invece abiti i campi volsini e tra monti boscosi, sotto l’ombra di ampi faggi canti tranquillamente per le tue orecchie. Noi invece abitiamo a Roma dovunque fetida e piena di pericoli: infatti pali di legno sostengono gli edifici; lì dormono gli abitanti preoccupati e inoltre sono uccisi dal crollo. Ieri bruciava un grande incendio e camminava nelle strettezza delle vie. Gli abitanti levatisi dal letto all’improvviso, gridavano, portavano acqua, portavano via i figli e le mogli dalle fiamme. Già il terzo piano fuma. Già brucia l’ultimo piano, cadono le tegole, crollano le travi; le alte fiamme sono mosse e a causa dei venti sono portate sopra i tetti vicini. Le donne corrono attraverso le stanze da letto e urlano; gli uomini, i bambini e le bambine sono gettati dai muri. Gli abitanti degli edifici vicini, che finora non se ne erano accorti, guardano i danni, hanno paura, fuggono velocemente spaventati attraverso le viuzze. Un bambino porta un cantaro, piccoli orci, una pentola in una cesta. Le fiamme divorano avide lui e la sua cesta. Amici miei, scappate da Roma. Comprate un orto piccolo e un pozzo e così vivrete senza pensieri lontani dagli incendi.

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