351 - 719 - Morte di Arminio (Tacito) - Le Ragioni del Latino

Versione originale in latino


Reperio apud scriptores senatoresque eorundem temporum Adgandestrii principis Chattorum lectas in senatu litteras, quibus mortem Arminii promittebat si patrandae neci venenum mitteretur, responsumque esse non fraude neque occultis, sed palam et armatum populum Romanum hostis suos ulcisci. Qua gloria aequabat se Tiberius priscis imperatoribus qui venenum in Pyrrum regem vetuerant prodiderantque. Ceterum Arminius abscedentibus Romanis et pulso Maroboduo regnum adfectans libertatem popularium adversam habuit, petitusque armis cum varia fortuna certaret, dolo propinquorum cecidit: liberator haud dubie Germaniae et qui non primordia populi Romani, sicut alii reges ducesque, sed florentissimum imperium lacessierit, proeliis ambiguus, bello non victus.

Traduzione all'italiano


Trovo negli scrittori e nei senatori dello stesso periodo del principe dei Catti Adgandestro, che in Senato furono lette le lettere, con cui egli prometteva la morte di Arminio, se gli venisse inviato del veleno per compere l'uccisione,e che gli fu risposto che non con l'inganno nè con azioni segrete,ma alla luce del sole ed armato il popolo romano era solito uccidere i suoi nemici.Ed in quella gloria Tiberio si equiparava agli antiche comandanti che avevano vietato il veleno contro il re Pirro e denunciato la cosa.Peraltro, mentre i Romani andavano via dopo che Marobodno era stato cacciato, Arminio che aspirava al regno,trovò contraria l'aspirazione di libertà dei popolani,ed affrontato in armi, mentre combatteva con varia fortuna, cadde per l'inganno dei congiurati: egli senza dubbio liberatore della Germania e osò sfidare non gli albori del popolo romano, così come altri re e comandanti, ma un fiorentissimo impero, alterno nei successi e negli scontri, invitto in guerra.

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