174 - 38 - Le rane chiedono un re - Latino Laboratorio

Versione originale in latino


Olim Athenae aequis legibus florebant, sed paulatim procax libertas civitatem turbaverat bonosque mores corruperat. Tum Pisistratus tyrannus arcem imperiumque occupavit et, quia cives tristem servitutem flebant, Aesopus talem fabellam narravit. Ranae vagabant liberae in palustribus stagnis donec, quod laxatos mores vi compescere cupiebant, ingenti clamoreregem a Iove petiere. Pater deorum risit atque parvum tigillum ad ranas demisit. Ut illud in paludem missum est, motu sonoque suo ranarum pavidum genus valde terruit. Postea tigillum diu in limo iacuit, donec forte ranarum una caput e stagno tollit et regem magna cum cautela explorat.

Traduzione all'italiano


Una volta Atene fioriva per le giuste leggi, ma pian piano la libertà dissoluta aveva turbato la città e aveva corrotto i buoni costumi. Allora Pisistrato occupò come tiranno e poiché gli abitanti piangevano la triste schiavitù allora Esopo narrò tale favola. Le rane vagavano libere negli stagni paludosi, chiesero a Giove con grande clamore un re, che frenasse con la forza le tradizioni corrotte. Il padre degli dei rise e mandò un piccolo bastone alle rane afinchè quello è mandato nella palude, per il suo moto e suono spavento fortemente la pavida specie di rane. Dopo il pezzo di legno rimase a lungo nel limo, finché nel medesimo luogo la più forte delle rane uscì dallo stagno e con cautela aveva esplorato il regno. Quando le rane vedono il ceppo inattivo, subito senza alcun timore nuotano a gara verso il legno e ferirono il ceppo con ogni insulto e con gravi parole. Dopo chiesero a Giove un altro re, poiché il padre degli aveva dato il bastone inutile. Allora Giove mandò alle rane impudenti una serpe d’acqua e una terribile pestilenza che afferrò con il dente violento molte rane.