350 - 33 - Pausania, un uomo valoroso ma superbo (Nepote) - Latino Laboratorio

Versione originale in latino


Pausanias lacedaemonius magnus homo, sed varius in omni genere vitae fuit: nam, ut virtutibus eluxit, sic vitiis est obrutus. Huius illustrissimum est proelium apud Plateas. Namque, illo duce, Mardonius, satrapes regius, natione Medus, regis gener, in primis omnium Persarum et manu fortis et consilii plenus, cum ducentis militibus peditum, quos viritim legerat, et viginti equitum parva manu Graeciae fugatus est eoque ipse dux cecidit proelio. Qua Victoria elatus, plurima miscere coepit et maiora concupiscere. Sed primum in eo est reprehensus quod ex praeda belli tripodem aureum Delphis posuisset epigrammate inscripto, in quo haec erat sententia: suo ductu barbaros apud Plataeas esse deletos eiusque victoriae apollini illud donum dedisse. Hos versus Lacedaemonii exsculpserunt neque aliud scripserunt quam nomina earum civitatum, quarum auxilio Persae victi erant.

Traduzione all'italiano


Lo spartano Pausania fu un grande personaggio spartano, però di aspetti assai differenti tra loro in ogni circostanza della vita: infatti, come brillò per le buone doti, così fu carico di vizi. La sua azione più nota fu la battaglia di Platea. Infatti, durante il suo comando, Mardonio, satrapo del re di Persia, medo di origine e genero del re, uomo dotato di coraggio e di saggezza tra i primi dei Persiani, fu messo in fuga da un piccolo contingente di Greci con duecentomila fanti, che egli aveva scelto uno per uno, e con ventimila cavalieri in una battaglia in cui cadde il comandante stesso. Esaltatosi per quella vittoria, diede inizio a moltissimi disegni pericolosi e ad aspirazioni sempre più ambiziose. Soprattutto fu rimbeccato a proposito del fatto di aver fatto porre a Delfi un tripode d’oro, frutto del bottino di guerra, con un’iscrizione in versi, il cui senso era questo: che i barbari a Platea erano stati disfatti sotto il suo comando e per quella vittoria egli aveva offerto quel dono ad Apollo. Questi versi gli Spartani li fecero cancellare e non scrissero altro che i nomi di quelle città che avevano contribuito alla sconfitta persiana.

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