112 - 11 - Ulisse e il ciclope Polifemo - Latino Laboratorio

Versione originale in latino


Ulixes, dum per vastum pelagus longo itinere Ithacam pergit, ad insulam Polyphemi Cyclopis, Neptuni filii, venit. Polyphemus gigans magnus ferusque erat; unum oculum in media fronte habebat et carnem hominum edebat. Cyclopi magnum pecus erat, quod sub vesperum in speluncam redigebat; postea saxum immensum ad ianuam opponebat. Ulixes cum comitibus suis in spelunca a Cyclope includitur, et gigans eos devorare cupit. Sed Ulixes dicit se Utin vocari et vino gigantem inebriat et in somnum inducit. Tum oculum Cyclopis trunco ardenti exurit. Ob magnum dolorem Polyphemus statin surgit, magno clamore ceteros gigantes, fratres suos, invocat et clamitat: "Utis me excaecat!", sed nemo venit. Interim Ulixes socios suos ad pecora adligat et ipse se ad arietem: ita e spelunca evadunt. Calliditate sua igitur Ulixes comites servat, ad naves remeat et ancoras solvit.

Traduzione all'italiano


Ulisse, mentre si dirige per il vasto mare con un lungo viaggio verso Itaca, giunge all’isola del ciclope Poliremo, figlio di Nettuno. Il gigante Polifemo era potente e feroce: aveva un occhio in mezzo alla fronte e mangiava la carne degli uomini. Il ciclope aveva un grande gregge, che di sera riconduceva alla grotta; poi poneva un sasso immenso alla porta. Ulisse con i suoi compagni erano rinchiusi nella grotta dal ciclope, e il gigante desidera divorarli. Ma Ulisse dice di chiamarsi nessuno e col vino ubriaca il gigante e lo induce nel sonno. Allora brucia (acceca) l’occhio del ciclope col un tronco ardente. Per il grande dolore Polifemo si alza subito, con un grande clamore invoca tutti gli altri giganti, suoi fratelli e continua a gridare: “Nessuno mi ha accecato!”, ma nessuno viene. Intanto Ulisse lega i suoi compagni alle pecore ed egli stesso si attacca ad un ariete, così fuggono dalla grotta. Dunque Ulisse salva i compagni per la sua astuzia, ritorna verso la nave e salpa.