420 - 5.3 - Due amici e l'orso - Latino di Base

Versione originale in latino


Olim duo amici, qui idem iter faciebant, in ingentem ursum incurrerunt. Tum minor natu ex iis, quia validior erat, celeriter in altam arborem ascendit, cum alter, qui etiam claudus erat neque in arborem ascendere poterat, humi se stravit, cum sciret ursos cadavera non tangere. Ursus ad hominem iacentem se appropinquavit et, cum eum unguibus perpentavisset, os ad eius vultum admovit. Cum homo immobilis maneret atque spiritum retineret, ursus, nullum vitae vestigium cernens, eum neglexit et abiit. Tum homo surrexit et cum amico, qui interea de arbore descenderat, in viam rediit. In itinere ille qui in arborem confugerat ex amico quaesivit: “Quid ursus tibi in aures insussurravit?”. Respondit ille : “Mihi hoc consilium dedit: ex hodierno die evita illos amicos quorum amicitia in rebus adversis certa non est!”.

Traduzione all'italiano


Un tempo due amici, che facevano lo stesso cammino, si imbatterono in un grande orso. Allora il più giovane di loro, poiché era più forte, salì velocemente su un albero alto, mentre l'altro, che era anche zoppo e non poteva salire sull'albero, si sdraiò a terra, sapendo che gli orsi non toccano i cadaveri. L'orso si avvicinò all'uomo che era sdraiato e, avendolo messo alla prova con le unghie, avvicinò la bocca alla sua faccia. Rimanendo l'uomo immobile e trattenendo il respiro, l'orso, non scorgendo alcun segno di vita, lo trascurò e si allontanò. Allora l'uomo si alzò e con l'amico, che intanto era sceso dall'albero, si rimise in viaggio. Durante il viaggio quello che si era rifugiato sull'albero chiese all'amico: “Che cosa ti ha sussurrato l'orso nelle orecchie?”. Quello rispose: “Mi ha dato questo consiglio: dal giorno d'oggi evita quegli amici la cui amicizia non è certa nelle avversità!”.