207 - 16.3 - Il topo di campagna e il topo di città - Latino di Base

Versione originale in latino


Olim mus rusticus urbanum murem, veterem amicum suum, ad cenam in paupere cavo invitavit et hospiti in humili mensa ciceres et uvas aridas et duras vicini nemoris glandes apposuit. Urbanus mus vix vilem cibum dente superbo tangebat et rustica alimenta contemnebat. Tandem sic exclamavit: “Cur, amice, vitam tam miseram ruri agis? Veni mecum in urbem, ubi magnam cibi suavis copiam invenies et beatus sine curis vives”. Placuit consilium rustico muri et in magnifica domum urbanam cum comite migravit. Ibi, dum tranquilli securique cenant atque delicatas dapes gustant, subito canum latratus resonant atque servi irrumpunt. Mures territi per totum conclave currunt et refugium petunt. Tum mus rusticus urbano muri dicit: “Salve, amice mi; tu in urbe mane cum exquisitis cibis tuis, ego rus reverto, ad meam pauperam sed securam vitam”.

Traduzione all'italiano


Un tempo un topo di campagna invitò a cena nella sua povera tana un topo di città, suo vecchio amico, e offrì all'ospite nell'umile mensa dei ceci e dell'uva secca e ghiande del vicino bosco. Il topo di città toccava a stento il vile cibo con dente superbo e disprezzava i cibi di campagna. Infine esclamò così: “Perché, amico, fai una vita tanto misera in campagna? Vieni con me in città, dove troverai una grande abbondanza di cibo raffinato e vivrai beato senza preoccupazioni”. Il consiglio piacque al topo di campagna e si trasferì con il compagno in una casa magnifica di città. Qui, mentre cenano tranquilli e sicuri e gustano cibi raffinati, improvvisamente risuonano i latrati dei cani e irrompono i servi. I topi spaventati corrono per tutta la stanza e cercano un rifugio. Allora il topo di campagna dice al topo di città: “Ciao, amico mio, tu resta in città con i tuoi cibi squisiti, io torno in campagna, alla mia vita povera ma sicura”.

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