65 - 67 - Chi la fa l'aspetti - La Versione Latina nel Biennio

Versione originale in latino


Mali homines, qui aliis insidias parant, semper sibi timere debent, ut monet fabella de accipitre et luscinia. Olim accipiter in altos arboris ramos advolaverat loca vicina exploraturus, et nidum lusciniae cum parvis pullis invenerat. Sed cito revertens luscinia cum esca accipitrem orabat ne pullos suos voraret. Tum improbus rapax: "Faciam quod vis, - inquit - si mihi bene cantaveris". Misera mater, metu coacta, ut filios servaret, cantabat. Accipiter vero, praedae cupidus, sponsionem rupit dicens: "Non bene modo cantavisti!"; et aviculas apprehensurus laceraturusque erat, cum repente post tergum auceps supervenit, silenter calamum levavit, accipitrem contractum visco in terram deiecit cepitque.

Traduzione all'italiano


Gli uomini malvagi che organizzavano agli altri, devono sempre avere paura di se stessi, come dimostra la favola del nibbio e dell'usignolo. Un giorno un nibbio mentre stava volando in cerca di posti vicini, aveva trovato un nido con volatili piccini. Per subito venendo l'usignolo con gli alimenti supplicava il nibbio di non divorare i suoi uccellini. Così il cattivo uccello disse: "Farò come vuoi se cinguetterai bene per me". La misera madre, scossa dal terrore, per tutelare i figli, cinguettava. In realtà il nibbio, bramoso della preda, infranse la promessa affermando: " Non hai cinguettato per niente bene!"; e stava per prendere e mangiare gli uccellini, mentre improvisamente alle spalle giunse un cacciatore, alzò la canna in modo silenzioso, e prese e fece precipitare a terra l'avido rapace.