60 - 59 - Il cervo alla fonte (Fedro) - La Versione Latina nel Biennio

Versione originale in latino


Omnibus pueris nota est Phaedri fabella de cervi vanitate .Cervus quondam, qui ad fontem venerat, effigiem suam intentis oculis in aqua observans, ramosa cornua laudabat crurumque nimiam tenuitatem virtuperabat. Subito agitantium vocibus conterritus et canes latrantes audiens, per campum fugere coepit, brevi tempore curribus exilibus quidem, velocibus tamen, canes elusit et in tutum se recepit inter vicinae silvae arbores. Paulo post, cum canes appropinquantes audivisset, salutem fuga petere iterum temptavit; sed densi rami, cornua retinentes, eius fugam impediverunt. Venatores eum ceperunt et cervus,moriens ,flebili voce talia dixit:"O me infelicem! Crura contempsi et crura mihi salutem praebuerunt; cornua magnopere laudavi et cornua mihi mortem paraverunt"

Traduzione all'italiano


Tutti i bambini conoscono la favoletta di Fedro intitolata "La vanità del cervo". Una volta un cervo che, spinto dalla sete, era andato ad una fonte, osservando la sua immagine, elogiava con ammirazione le sue corna ramificate e biasimava l'eccessiva gracilità delle sue gambe. Improvvisamente spaventato dalle grida dei cacciatori e udendo l'abbaiare dei cani, incominciò a fuggire per la pianura e in breve tempo grazie alle sue gambe esili si, ma veloci, sfuggi ai cani e si mise in salvo in mezzo agli alberi del bosco vicino. Poco dopo udendo abbaiare i cani ed avvicinarsi di nuovo, tentò di cercare la salvezza con la fuga; ma i rami fitti trattenendo le corna impedirono al cervo di fuggire.Catturato dai cacciatori e dai cani, morendo con voce flebile parlò così: "O me infelice: ho disprezzato le zampe e le zampe sono state la mia salvezza; ho molto elogiato le corna e le corna sono state la causa della mia morte".