237 - 253 - Il cavallo di Seio (Gellio) - La Versione Latina nel Biennio

Versione originale in latino


Tradunt historiam de equo Seiano dignam memoria atque admiratione. Dicunt Gneum Seium quempiam scribam fuisse eumque habuisse equum natum Argis in terra Grecia, de quo fma constans esset (= erat). Eum equum fuisse dicunt magnitudine invisitata, cervice ardua, colore poeniceo, flora et comanti iuba, aliisque equis omnibus laudibus quoque longe praestitisse. Sed eundem equum tali fuisse fato sive fortuna ferunt, ut, quisquis haberet eum possideretque, is cum omni domo, familia fortunisque omnibus suis ad internecionem deperiret. Itaque (dicunt) primum illum Gnaeum Seium, dominum eius, a M. Antonio, qui postea triumvir rei publicae constituendae fuit, capitis damnatum miserando supplicio affectum esse; eodem tempore Cornelium Dolabellam consulem in Syria proficiscentem fama istius equi adductum Argos devertisse cupidineque habendi eius exarcisse emisseque eum sestertiis centum milibus; sed ipsum quoque Dolabellam in Syria bello civili obsessum atque interfectum esse; mox eundem equum C. Cassium, qui Dolabellam obsederat, abduxisse. Eum Cassium postea satis notum est, victis partibus suis fusoque exercitu suo, miseram mortem oppetivisse; deinde Antonium, post interitum Cassii, equum illum nobilem Cassii requisisse et, cum eo potitus esset, ipsum quoque postea victum atque desertum interisse. Hinc proverbium de hominibus calamitosis ortum est: "Ille homo habet equum Seianum".

Traduzione all'italiano


Narrano una storia degna di ricordo e ammirazione su un cavallo di Seio. Dicono che Gneo Seio fu un segretario e che egli abbia avuto un cavallo nato ad Argo in Grecia, riguardo al quale la fama era costante. Dicono che il cavallo fosse di grandezza insolita, di collo erto, di colore purpureo, di criniera bionda e chiomata, e che fosse anche di gran lunga superiore agli altri cavalli in tutte le qualità. Ma raccontano che il medesimo cavallo fosse di tal genere per fato o per avversità, che, chiunque lo avesse e possedesse, egli perisse totalmente con tutta la casa, la famiglia e con tutte le proprie fortune. Perciò dicono che per primo quel Gneo Seio, il suo padrone, a Marco Antonio, che poi fu un triumviro incaricato di riformare lo stato, condannato a morte fu affetto da un supplizio deplorevole; nel medesimo periodo raccontano che il console Cornelio Dolabella mentre partiva per la Siria attratto dalla fama di questo cavallo avesse deviato per Argo e che si infiammò per la bramosia di averlo e che lo comprò con centomila sesterzi; ma raccontano che pure questo Dolabella in Siria fu trattenuto e ucciso dalla guerra civile; in seguito raccontano, che Gaio Cassio, che stava presso Dolabella, rubò il medesimo cavallo. Raccontano che quel Cassio in seguito fu conosciuto sufficientemente, vinte le proprie fazioni e ampliato il prorpio esercito, incorse in una misera morte; in seguito raccontano che Antonio dopo la morte di Cassio, richiese quel nobiule cavallo di Cassio e, dopo che si era impadronito di quello, pure egli stesso si trovò vinto e abbandonato. Da ciò è noto il proverbio sugli uomini sventurati: "Quell'uomo possiede il cavallo di Seio".