267 - 6 - Vaga, una città mercato - Esperienze di Traduzione (E. T.)

Versione originale in latino


Erat haud longe ab eo itinere quo Metellus pergebat oppidum Numidarum nomine Vaga forum rerum venalium totius regni maxime celebratum ubi et incolere et mercari consueuerant Italici generis multi mortales. Huc consul simul temptandi gratia [et] si paterentur et ob opportunitates loci praesidium imposuit. Praeterea imperauit frumentum et alia quae bello usui forent comportare ratus id quod res monebat frequentiam negotiatorum et commeatu[m] iuvaturum exercitum et iam paratis rebus munimento fore. Inter haec negotia Iugurtha impensius modo legatos supplices mittere pacem orare praeter suam liberorumque vitam omnia Metello dedere. Quos item uti priores consul illectos ad proditionem domum dimittebat regi pacem quam postulabat neque abnuere neque polliceri et inter eas moras promissa legatorum expectare.

Traduzione all'italiano


Non era lontana da quella strada verso la quale Metello si avviava, una città dei Numidi di nome Vaga, il mercato delle cose da vendere più frequentato di tutto il regno, dove molti uomini di origine italica erano soliti sia abitare che comprare. Qui il console, per provare allo stesso tempo sia se erano disponibili (gli abitanti) sia i vantaggi della posizione, pose un presidio. Poi, ordinò di ammassare frumento e altre cose che fossero utili alla guerra, ritenendo, cosa che la situazione faceva pensare, che l’abbondanza di commercianti e viveri avrebbe giovato all’esercito e che sarebbe stata una difesa per le scorte già allestite. Tra queste difficoltà Giugurta mandava in maniera più insistente degli ambasciatori supplici, chiedeva la pace, consegnava tutto a Metello tranne la vita sua e dei figli. Il console, ugualmente come i precedenti, rimandava essi che erano stati indotti al tradimento in patria; al re la pace che chiedeva non la negava né la prometteva e aspettava tra quegli indugi le promesse degli ambasciatori.