346 - 3 - Operosità in vecchiaia - Esperienze di Traduzione (E. T.)

Versione originale in latino


Nec vero quemquam senem audivi oblitum, quo loco thesaurum obruisset; omnia, quae curant, meminerunt; vadimonia constituta, quis sibi, cui ipsi debeant. Quid iuris consulti, quid pontifices, quid augures, quid philosophi senes, quam multa meminerunt! Manent ingenia senibus, modo permaneat studium et industria, neque ea solum in claris et honoratis viris, sed in vita etiam privata et quieta. Sophocles ad summam senectutem tragoedias fecit; quod propter studium cum rem neglegere familiarem videretur, a filiis in iudicium vocatus est, ut, quem ad modum nostro more male rem gerentibus patribus bonis interdici solet, sic illum quasi desipientem a re familiari removerent iudices.

Traduzione all'italiano


In verità, non ho mai sentito un qualche vecchio che si sia dimenticato in quale luogo avesse sepolto un tesoro; tutte le cose, di cui si occupano, ricordano; gli impegni di comparizione stabiliti, chi deve a loro, a chi essi stessi devono (sono debitori). Che cosa (dire) degli esperti di diritto? Che cosa dei pontefici? Che cosa degli indovini? Che cosa dei vecchi filosofi? Quante cose ricordano! Le qualità naturali restano ai vecchi, purché la diligenza e l’operosità rimangano, e queste non solo negli uomini illustri e stimati, ma anche nella vita privata e tranquilla. Sofocle scrisse tragedie fino alla tarda vecchiaia; dal momento che sembrava che a causa di questa occupazione trascurasse le faccende famigliari, fu trascinato in tribunale dai figli, al punto che, come, secondo nostro costume, si suole interdire l’amministrazione del patrimonio a quei padri di famiglia che lo amministrano male, così i giudici, come se fosse pazzo (uscito di senno), lo esclusero dal patrimonio familiare.