164 - 2 - Lettera disperata di Cicerone alla moglie - Esperienze di Traduzione (E. T.)

Versione originale in latino


O me perditum! O afflictum! Quid nunc rogem te ut venias, mulierem aegram, et corpore et animo confectam? Non rogem? sine te igitur sim? Opinor sic agam: si est spes nostri reditus, eam confirmes et rem adiuves; sin, ut ego metuo, transactum est, quoquo modo potes ad me fac venias. Unum hoc scito: si te habebo, non mihi videbor plane perisse. Sed quid Tulliola mea fiet? Iam id vos videte; mihi deest consilium. Sed certe, quoquo modo se res habebit, illius misellae et matrimonio et famae serviendum est. Quid? Cicero meus quid aget? Iste vero sit in sinu semper et complexu meo. Non queo plura iam scribere; impedit maeror. Tu quid egeris, nescio: utrum aliquid teneas, an, quod metuo, plane sis spoliata.

Traduzione all'italiano


Oh me disperato, rovinato! Che cosa (c'è), dunque? Dovrei supplicarti di venire, donna sofferente e consumata nel corpo e nell'animo? Che io non ti supplichi? Che io, dunque, stia senza di te? Suppongo (che) agirò così: se c'è speranza di un nostro ritorno, incoraggiala e asseconda la situazione; se invece, come io temo, non c'è più nulla da fare, in qualunque maniera puoi, fai in modo di venire da me. Sappi questa sola cosa: se ti avrò, non mi sembrerà di essere completamente perduto. Ma che cosa ne sarà della mia Tulliola? Voi ormai vedete ciò, mi manca il senno. Ma certamente, in qualunque modo stiano le cose, bisogna aver cura di quella poveretta sia per quanto riguarda il matrimonio sia la fama. Che cosa? Che cosa fa il mio Cicerone? Costui in verità vorrei che fosse sempre sulle mie ginocchia e fra le mie braccia. Non posso ormai scrivere di più, me lo impedisce la tristezza. Io non so che cosa tu abbia fatto: (se) tieni qualche cosa, o, cosa che temo, sei stata completamente saccheggiata.