578 - 5.1 - Ulisse si finge pazzo - Comprendere e Tradurre

Versione originale in latino


Agamemnon et Menelaus, Atrei filii, cum ad Troiam oppugnandam coniuratos duces ducerent, in insulam Ithacam ad Ulixem, Laertis filium, venerunt, cui erat responsum, si ad Troiam ivisset, post vicesimum annum, solum, sociis perditis, patriam revisurum esse. Itaque, cum sciret ad se oratores venturos esse, insaniam simulans, pileum sumpsit et equum cum bove iunxit ad aratrum. Eum Palamedes ut vidit, sensit simulare atque Telemachum filium eius cunis sublatum aratro subiecit et ait: <<simulationem depone,inter duces Graecos veni>>. Tunc Ulixes fidem dedit se venturum esse, ex eo die Palamedi infestus fuit.

Traduzione all'italiano


Agamennone e Menalao, figli di Atreo, portando i generali uniti in giuramento per conquistare Troia, mandarono i legati presso Ulisse, figlio di Laerte, nell'isola di Itaca, a cui fu profetizzato che se fosse andato a Troia, dopo il ventesimo anno, da solo, avendo perso gli amici, umile sarebbe ritornato in patria. E allora essendo a conoscenza che i legati sarebbero arrivati presso di lui, fingendo pazzia, si mise un pileo e legò un cavallo con un bue all'aratro. Però mentre Palamede lo osservò, comprese l’inganno e tolto dalla culla suo figlio Telemaco lo mise dinnanzi all'aratro e affermò: "Lascia la finzione e vieni tra i comandanti greci." Così Ulisse fece giuramento che sarebbe venuto, ma da quel giorno fu ostile a Palamede.