Lhomond - De Viris Illustribus - 47 - Distruzione di cartagine

Versione originale in latino


Romani, suadente Catone, deliberatum habebant carthaginem diruere. Carthaginiensibus igitur imperatum est ut, si solvi esse vellent, ex urbe migrarent, sedemque alio in loco, a mari remoto , constituerent. Quod ubi carthagine auditum est, ortus statim estululatus ingens, clamorque bellum esse gerentum satiusque esse extrema omnia pati quam patriam relinquere. Cum vero neque naves neque arma haberemt, in usum navem classis tecta demosque rescinderunt; aurem et argentum pro aere ferroque conflatum est; viri, fluminae, pueri, senes sinul operi instabant: non die, non noctu labor intermissus est. Ancillas primo totonderunt, ut ex aerum crinibus funes facerent; mox etiam matronae espae capillas suoas ad eundem usum contulerunt.

Traduzione all'italiano


I romani, su consiglio di Catone, avevano deciso di abbattere Cartagine. Venne Ordinato ai cartagines che se volessero essere salvi dovessero uscire dalla vittà e co dovessero collacare la loro sede in un altro luogo lontano dal mare. Quando questi si seppe a Cartagine nacque subito un grande mormorio, e tutti gridavano che bisognava fare guerra e che era cosa migliore patire le disgrazie più gravi invece che lasciare la patria. Non avendo in verità nè armi nè navi, per la nuova flotta distruttero i tetti e le case; venne sciolto l'oro e l'argento per il ferro e il bronzo; gli uomini, le donne, i fanciulli e gli anziani si affrettavano insieme a compiere lavori: il lavoro non venne interrotto nè di giorno nè di notte.

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