Traduzione di Paragrafo 13, Libro 2 di Eutropio

Versione originale in latino


Pax displicuit remandatumque Pyrro est a senatu eum cum Romanis, nisi ex Italia recessisset, pacem habere non posse. Tum Romani iusserunt captivos omnes, quos Pyrrus reddiderat, infames haberi, quod armati capi potuissent, nec ante eos ad veterem statum reverti, quam si binorum hostium occisorum spolia retulissent. Ita legatus Pyrri reversus est. A quo cum quaereret Pyrrus, qualem Romam comperisset, Cineas dixit regum se patriam vidisse; scilicet tales illic fere omnes esse, qualis unus Pyrrus apud Epirum et reliquam Graeciam putaretur. Missi sunt contra Pyrrum duces P. Sulpicius et Decius Mus consules. Certamine commisso Pyrrus vulneratus est, elephanti interfecti, viginti milia caesa hostium, et ex Romanis tantum quinque milia; Pyrrus Tarentum fugatus.

Traduzione all'italiano


La pace non piacque e dal senato fu risposto a Pirro che non poteva avere una pace con i Romani se non fosse andato via dall'Italia. Allora i Romani ordinarono che tutti i prigionieri che Pirro aveva restituito fossero ritenuti infami, avendo potuto essere presi in armi, e che non tornassero alla precedente condizione se prima non portassero le spoglie di due nemici uccisi. Così l'ambasciatore di Pirro se ne tornò. E Pirro, quando gli chiese come avesse trovato Roma, Cinea disse che aveva visto la patria dei re; cioè che là quasi tutti erano tali e quali a come il solo Pirro era ritenuto in Epiro e nel resto della Grecia. Furono inviati come comandanti contro Pirro i consoli Publio Sulpicio e Decio Mure. Intrapresa la battaglia Pirro fu ferito, gli elefanti uccisi, ventimila uccisi tra i nemici, e solo cinquemila tra i Romani; Pirro fu messo in fuga a Taranto.

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