Dante - De Vulgari Eloquentia - 17

Versione originale in latino


Quare autem hoc quod repertum est, illustre, cardinale, aulicum et curiale adicientes vocemus, nunc disponendum est: per quod clarius ipsum quod ipsum est faciamus patere. Primum igitur quid intendimus cum illustre adicimus, et quare illustre dicimus, denudemus. Per hoc quoque quod illustre dicimus, intelligimus quid illuminans et illuminatum prefulgens: et hoc modo viros appellamus illustres, vel quia potestate illuminati alios et iustitia et karitate illuminant, vel quia excellenter magistrati excellenter magistrent, ut Seneca et Numa Pompilius. Et vulgare de quo loquimur et sublimatum est magistratu et potestate, et suos honore sublimat et gloria.
Magistratu quidem sublimatum videtur, cum de tot rudibus Latinorum vocabulis, de tot perplexis constructionibus, de tot defectivis prolationibus, de tot rusticanis accentibus, tam egregium, tam extricatum, tam perfectum et tam urbanum videamus electum, ut Cynus Pistoriensis et amicus eius ostendunt in cantionibus suis.
Quod autem exaltatum sit potestate, videtur. Et quid maioris potestatis est quam quod humana corda versare potest, ita ut nolentem volentem et volentem nolentem faciat, velut ipsum et fecit et facit?
Quod autem honore sublimet, in promptu est. Nonne domestici sui reges, marchiones, comites et magnates quoslibet fama vincunt? Minime hoc probatione indiget. Quantum vero suos familiares gloriosos efficiat, nos ipsi novimus, qui huius dulcedine glorie nostrum exilium postergamus.
Quare ipsum illustre merito profiteri debemus.

Traduzione all'italiano


Ora bisogna esporre il motivo per cui questo linguaggio che si è trovato noi lo indichiamo accostandovi (i termini) illustre, cardinale, aulico e curiale; attraverso quest'operazione facciamo risaltare più chiaramente ciò che questo linguaggio è per se stesso. Per prima cosa, quindi, mettiamo in evidenza che cosa intendiamo quando gli accostiamo l'aggettivo "illustre" e perché lo chiamiamo illustre. Veramente, per ciò che chiamiamo illustre intendiamo qualche cosa che illumina e che, illuminata, risplende: e in questo modo chiamiamo gli uomini illustri o perché, illuminati dal potere, a loro volta illuminano gli altri sia con la giustizia che con la carità, o perché eccellentemente istruiti, a loro volta eccellentemente istruiscono, come Seneca e Numa Pompilio. E il volgare di cui parliamo sia elevato da un potere e magistero che solleva i suoi con onore e gloria.
(Mi) sembra che proprio che sia stato esaltato dal magistero (intende l'insieme dei poeti stilnovisti), poiché di tanti rozzi vocaboli dei Latini, di tante perplesse costruzioni, di tante incerte declinazioni, di tanti accenti rustici, lo vediamo innalzato, così eccellente, così chiaro, così perfetto, così urbano, come Cino da Pistoia e il suo amico (Dante stesso) mostrano nelle loro canzoni.
È, d'altra parte, evidente che sia esaltato dal potere. E cosa ha potere maggiore di ciò che può mutare gli animi, cosicché rende nolente ciò che è volente, e volente ciò che è nolente, come lo stesso ha fatto e fa?
E, d'altra parte, è chiaro che esso sia sublimato dall'onore. Forse i suoi intimi non superano in fama qualsiasi re, marchese, conte e magnate? Ciò non ha affatto bisogno di dimostrazione. Quanto in realtà renda gloriosi coloro che lo praticano noi stessi lo sappiamo, che per la dolcezza di questa gloria ignoro il nostro esilio.
Perciò lo dobbiamo meritatamente riconoscere illustre.

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