Dante - De Monarchia - 7 - 8

Versione originale in latino


Duos igitur fines providentia illa inenarrabilis homini proposuit intendendos: beatitudinem scilicet huius vite, que in operatione proprie virtutis consistit et per terrestrem paradisum figuratur; et beatitudinem vite ecterne, que consistit in fruitione divini aspectus ad quam propria virtus ascendere non potest, nisi lumine divino adiuta, que per paradisum celestem intelligi datur. Ad has quidem beatitudines, velut ad diversas conclusiones, per diversa media venire oportet. Nam ad primam per phylosophica documenta venimus, dummodo illa sequamur secundum virtutes morales et intellectuales operando; ad secundam vero per documenta spiritualia que humanam rationem transcendunt, dummodo illa sequamur secundum virtutes theologicas operando, fidem spem scilicet et karitatem.

Traduzione all'italiano


Dunque due fini da perseguire additò all'uomo l'inenarrabile Provvidenza: la beatitudine di questa vita, che consiste nell'attuazione della propria virtù e raffigurata attraverso il paradiso Terrestre, e la beatitudine della vita eterna, che consiste nel godimento della visione di Dio, alla quale non si può ascendere con la propria virtù se non (è) aiutata dall'illuminazione divina, e che è dato di essere capita attraverso il paradiso celeste. A queste due beatitudini certamente, come per differenti conclusioni, è necessario giungere con diversi mezzi. Infatti arriviamo alla prima attraverso i documenti filosofici, purché li seguiamo operando secondo le virtù morali ed intellettuali; invece alla seconda attraverso i documenti spirituali che trascendono l'umana ragione, purché li seguiamo operando secondo le virtù teologali; cioè la fede, la speranza e la carità.

Trova ripetizioni online e lezioni private