Traduzione di Paragrafo 10 - I Macedoni e una terribile pestilenza (sezioni 13 - 16), Libro 9 di Curzio Rufo

Versione originale in latino


Famem deinde pestilentia secuta est; quippe insalubrium ciborum novi suci, ad hoc itineris labor et aegritudo animi vulgaverant morbos: et nec manere sine clade nec progredi poterant; manentes fames, progressos acrior pestilentia urguebat. Ergo strati erant campi paene pluribus semivivis, quam cadaveribus; ac ne levius quidem aegri sequi poterant: quippe agmen raptim agebatur tantum singulis ad spem salutis ipsos proficere credentibus, quantum itineris festinando praeciperent. Igitur, qui defecerant, notos ignotosque, ut adlevarentur, orabant; sed nec iumenta erant, quibus excipi possent, et miles vix arma portabat, inminentisque et ipsis facies mali ante oculos erat. Ergo, saepius revocati ne respicere quidem suos sustinebant misericordia in formidinem versa. Illi relicti deos testes et sacra communia regisque inplorabant opem; cumque frustra surdas aures fatigarent, in rabiem desperatione versi parem suo exitum similesque ipsis amicos et contubernales precabantur.

Traduzione all'italiano


Alla carestia poi seguì una pestilenza: infatti le essenze dannose contenute nei cibi esotici e oltre a ciò la fatica fisica e la pena interiore avevano diffuso la malattia ed essi non riuscivano né a stare fermi né a procedere senza perdite: se rimanevano era la fame che li opprimeva, se progredivano l’epidemia con maggior gravità. Perciò le zone lì intorno erano ricoperte più di persone mezze morte che di cadaveri. E chi era malato non potevano neppure seguire gli altri più lentamente, perché il grosso delle truppe procedeva rapidamente, in quanto i singoli credevano di contribuire alla speranza di salvezza in misura proporzionale allo spazio che riuscivano a guadagnare camminando in fretta. Dunque chi era venuto meno supplicava indistintamente chi conosceva e chi non conosceva di essere sollevato da terra, ma non c’erano neppure bestie da soma su cui si potessero caricare e i soldati a stento riuscivano a portare le armi e chiaro davanti agli occhi avevano l’aspetto di un male che incombeva anche su di loro. Dunque quelli più volte richiamati indietro non ce la facevano neppure a guardare i loro compagni, perché la pietà si trasformava in paura. Quelli che venivano lasciati indietro imploravano gli dei a testimoni e la comune fede religiosa e l’aiuto del re e siccome le loro preghiere restavano inutili perché inascoltate, volta la loro disperazione in rabbia, auguravano ai loro compagni una morte simile alla loro e amici simili a quelli.

Trova ripetizioni online e lezioni private