Traduzione di Paragrafo 14 - Perorazione di Dario ai suoi soldati (sezioni 22 - 26), Libro 4 di Curzio Rufo

Versione originale in latino


"[...] Ad extrema perventum est. Matrem meam, duas filias, Ochum, in spem huius imperii genitum, principes, illam sobolem regiae stirpis, duces vestros reorum instar vinctos habet: nisi quid in vobis, ipse ego maiore mei parte captivus sum. Eripite viscera mea ex vinculis, restituite mihi pignora pro quibus ipsi mori non recusatis, parentem, liberos; nam coniugem in illo carcere amisi. Credite nunc omnes hos tendere ad vos manus, inplorare patrios deos, opem vestram, misericordiam, fidem exposcere, ut compedibus, ut servitute, ut precario victu ipsos liberetis. An creditis aequo animo iis servire, quorum reges esse fastidiunt? Video admoveri hostium aciem, sed quo propius discrimen accedo, hoc minus iis quae dixi possum esse contentus. Per ego vos deos patrios, aeternumque ignem qui praefertur altaribus, fulgoremque Solis intra fines regni mei orientis, per aeternam memoriam Cyri, qui ademptum Meis Lydisque imperium primus in Persidem intulit, vindicate ab ultimo dedecore nomen gentemque Persarum. Ite alacres et spiritus pleni, ut, quam gloriam accepistis a maioribus vestris, posteris relinquatis. In dextris vestris iam libertatem, opem, spem futuri temporis geritis. Effugit mortem, quisquis contempserit; timidissimum quemque consequitur. Ipse non patrio more solum, sed etiam, ut conspici possim, curru vehor, nec recuso quo minus imitemini me, sive fortitudinis exemplum, sive ignaviae fuero."

Traduzione all'italiano


"[...] Si è arrivati alla rovina. (Alessandro) ha mia madre, due figlie, Oco, nato per la speranza di questo impero, i principi, illustre discendenza di stirpe reale, i vostri comandanti prigionieri come criminali: se non fosse perché è riposta qualche risorsa in voi, io sono prigioniero per la maggior parte di me stesso. Liberate le mie viscere dai vincoli, restituitemi gli ostaggi, per i quali voi stessi non esitate a morire, il genitore, i figli: infatti persi la moglie in quella prigione. Credete ora che tutti vi tendano le mani, invochino gli dei patrii, implorino il vostro aiuto, pietà, fiducia, perché li liberiate dai vincoli, dalla servitù e dal vitto precario. O forse credete che facciano con serenità da servi a coloro dei quali disdegnano di essere re? Vedo che viene avvicinata la schiera dei nemici, ma quanto più mi avvicino al momento decisivo, tanto meno, per le cose che ho detto, vedo di poter essere contento. Dunque, nel nome degli dei patrii, dell'eterno fuoco che viene portato agli altari, dello splendore del sole che sorge fra i territori del mio regno, dell'eterna memoria di Ciro, che per primo portò in Persia il regno portato via ai Medi e ai Lidi, sottraete all'estremo disonore il nome e il popolo dei Persiani. Andate pronti e pieni di spirito a lasciare ai posteri la gloria che avete ricevuto dai vostri antenati. Nelle vostre destre già portate la libertà, l'aiuto, la speranza di un tempo futuro. Sfugge alla morte chiunque la disprezzi; essa segue tutti i più paurosi. Io stesso non solo per usanza patria, ma anche per poter farmi vedere, vengo trasportato dal carro, e non rifiuto che mi imitiate, sia che diventi un esempio di forza sia di viltà."

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