Traduzione di Paragrafo 6 - Alessandro infierisce contro un eroico nemico (sezioni 25 - 29), Libro 4 di Curzio Rufo

Versione originale in latino


[...] Betim egregia edita pugna multisque vulneribus confectum deseruerunt sui, nec tamen segnius proelium capessebat, lubricis armis suo pariter atque hostium sanguine. Sed cum undique telis peteretur, ad postremum, exhaustis viribus, vivus in potestatem hostium pervenit. Quo adducto, insolenti gaudio iuvenis elatus, alias virtutis etiam in hoste mirator, "Non, ut voluisti", inquit, "morieris, sed, quidquid in captivum inveniri potest, passurum esse te cogita". Ille, non interrito modo, sed contumaci quoque vultu intuens regem, nullam ad minas eius reddidit vocem. Tum Alexander, "Videtisne obstinatum ad tacendum?" inquit, "num genu posuit? Num vocem supplicem misit? Vincam tamen silentium et si nihil aliud, certe gemitu interpellabo". Ira deinde vertit in rabiem iam tum peregrinos ritus nova subeunte fortuna. Per talos enim spirantis lora traiecta sunt religatumque ad currum traxere circa urbem equi gloriante rege, Achillen, a quo genus ipse deduceret, imitatum se esse poena in hostem capienda. [...]

Traduzione all'italiano


[...] Beti, dopo aver combattuto una pregevole battaglia ed essere stato ferito in più punti, venne abbandonato dai suoi; eppure non affrontava lo scontro con minor alacrità, anche se le sue armi erano difficili da maneggiare per il sangue sia suo che dei nemici. Ma, preso di mira da tutte le parti dalle armi nemiche, alla fine, sfinito fisicamente, cadde da vivo nelle mani degli avversari; e quando gli fu portato davanti, il giovane Alessandro pieno di orgogliosa soddisfazione, lui che in altre occasioni sapeva ammirare il valore anche nel nemico, disse: "Non morirai come avresti voluto, ma preparati all’idea che subirai tutti i supplizi che si possono escogitare contro un nemico". Quello, guardando il re con un’espressione non solo imperturbabile, ma anche arrogante, alle sue minacce non proferì parola. Allora Alessandro aggiunse: "Non vedete come è ostinato nel suo silenzio? Si è forse inginocchiato? Ha forse pronunciato parole supplichevoli? Eppure io riuscirò a sopraffare il suo silenzio e sicuramente, se non altro, a interromperlo coi lamenti". Poi l’ira si trasformò in rabbia, mentre la sua straordinaria fortuna stava già allora lasciando spazio a consuetudini barbare. Infatti mentre ancora lui era vivo, il re gli fece trapassare i talloni con delle cinghie e per mezzo di quelle dopo averlo fatto legare a un carro lo fece trascinare intorno alla città da dei cavalli, mentre lui si vantava di aver imitato Achille, da cui traeva origine, nel punire un nemico. [...]

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