Traduzione di Paragrafo 3 - Gli incubi di Dario (sezioni 2 - 7), Libro 3 di Curzio Rufo

Incompleto

Versione originale in latino


[...] Anxium de instantibus curis agitabant etiam per somnum species imminentium rerum, sive illas aegritudo, sive divinatio animi praesagientis accersit. Castra Alexandri magno ignis fulgore conlucere ei visa sunt, et paulo post Alexander adduci ad ipsum in eo vestis habitu, quo ipse fuisset, equo deinde per Babylona vectus, subito cum ipso equo oculis esse subductus. Ad haec vates varia interpretatione curam distrinxerant. Alii laetum id regi somnium esse dicebant, quod castra hostium arsissent, quod Alexandrum, deposita regia veste, in persico et vulgari habitu perductum ad se vidisset; quidam non: augurabantur quippe inlustria Macedonum castra visa fulgorem Alexandro portendere: quod vel regnum Asiae occupaturus esset, haud ambiguae rei, quoniam in eodem habitu Dareus fuisset, cum appellatus est rex. Vetera quoque omina, ut fere solet, sollicitudo revocaverat. Recensebant enim Dareum in principio imperii vaginam acinacis persicam iussisse mutari in eam forman, qua Graeci uterentur, protinusque Chaldaeos interpretatos imperium Persarum ad eos transiturum quorum arma esset imitatus. [...]

Traduzione all'italiano


[...] Dario, assillato per le preoccupazioni incombenti era turbato anche durante il sonno dalla visione dei fatti imminenti, sia che fosse l’ansia ad averla provocata, sia che fossero presentimenti del suo animo a presagirglielo. Ebbe l’impressione che il campo di Alessandro fosse rischiarato da un grande bagliore di fuoco e che poco dopo Alessandro fosse portato proprio davanti a lui con indosso l’abbigliamento che lui stesso aveva avuto: poi, andato per la città di Babilonia a cavallo, all’improvviso fosse sparito alla vista insieme col cavallo stesso. Di fronte a questi sogni, gli indovini avevano acuito la sua angoscia dando diverse interpretazioni: alcuni sostenevano che quello per il re era un sogno di buon auspicio, cioè il fatto che il campo nemico si fosse incendiato, perché aveva visto che Alessandro, lasciato l’abbigliamento da re, era stato portato da lui vestito umilmente come un persiano. Altri non erano d’accordo con questa interpretazione: infatti vaticinavano che il campo dei Macedoni che era stato illuminato preannunciava lo splendore di Alessandro; il fatto che avesse avuto indosso quella veste (dimostrava) senza ombra di dubbio che avrebbe conquistato il potere sull’Asia, poiché Dario era stato vestito nello stesso modo, quando fu acclamato re. L’ansia aveva richiamato alla memoria anche antichi presagi, come di solito succede: infatti ripensavano che Dario all’inizio del suo regno aveva ordinato che il fodero della scimitarra persiana fosse cambiato, assumendo quella forma che usavano i Greci e subito i Caldei avevano vaticinato che l’impero persiano sarebbe passato a coloro le cui armi egli avesse imitato. [...]