Traduzione di Paragrafo 5-6, Libro 1 di Cicerone

Versione originale in latino


Philosophia iacuit usque ad hanc aetatem nec ullum habuit lumen litterarum Latinarum; quae inlustranda et excitanda nobis est, ut, si occupati profuimus aliquid civibus nostris, prosimus etiam, si possumus, otiosi. In quo eo magis nobis est elaborandum, quod multi iam esse libri Latini dicuntur scripti inconsiderate ab optimis illis quidem viris, sed non satis eruditis. Fieri autem potest, ut recte quis sentiat et id quod sentit polite eloqui non possit; sed mandare quemquam litteris cogitationes suas, qui eas nec disponere nec inlustrare possit nec delectatione aliqua allicere lectorem, hominis est intemperanter abutentis et otio et litteris. Itaque suos libros ipsi legunt cum suis, nec quisquam attingit praeter eos, qui eandem licentiam scribendi sibi permitti volunt.

Traduzione all'italiano


La filosofia fu trascurata fino a quest'epoca, e non ha avuto alcuna illuminazione della letteratura latina; noi dobbiamo illustrarla e risvegliarla, così che, se siamo stati utili in qualcosa ai nostri cittadini (mentre eravamo) occupati, se ci riusciamo, siamo utili anche (mentre siamo) oziosi. In questo campo noi dobbiamo impegnarci più di così, poiché si dice che molti libri latini siano già stati scritti con leggerezza da quelli là, senza dubbio ottimi uomini, ma non abbastanza eruditi. Mentre può accadere che qualcuno pensi in modo giusto e non riesca ad esprimere perfettamente ciò che pensa, invece che qualcuno che non sa né ordinare, né illustrare i propri pensieri, né conquistare il lettore con qualche piacere, ordini in letteratura i propri pensieri, è proprio di un uomo che abusa smodatamente dello svago e della letteratura. Perciò, essi stessi leggono i loro libri con i propri amici, e nessuno (li) tocca, a parte coloro che vogliono lasciare per se stessi la stessa libertà di scrivere.

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