Cicerone - Pro Ligario - 31

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Pro Ligario, 31.

Versione originale in latino


An sperandi de Ligario causa non erit, cum mihi apud te locus sit etiam pro altero deprecandi? Quamquam nec in hac oratione spes est posita causae nec in eorum studiis qui a te pro Ligario petunt tui necessarii. Vidi enim et cognovi quid maxime spectares cum pro alicuius salute multi laborarent, causas apud te rogantium gratiosiores esse quam voltus neque te spectare quam tuus esset necessarius is qui te oraret, sed quam illius, pro quo laboraret. Itaque tribuis tu quidem tuis ita multa ut mihi beatiores illi videantur interdum, qui tua liberalitate fruantur, quam tu ipse, qui illis tam multa concedas; sed video tamen apud te, ut dixi, causas valere plus quam preces, ab eisque te moveri maxime quorum iustissimum videas dolorem in petendo.

Traduzione all'italiano


0 forse per la questione di Ligario non ci sarà motivo di sperare, mentre io ho presso di te la facoltà di implorare la tua grazia anche per un altro? Sebbene, la speranza di questa causa non è riposta né in questo mio discorso, né nei buoni uffici di coloro che ti sono amici e sollecitano la tua grazia a favore di Ligario. Ho veduto, infatti, e constatato a che cosa tu soprattutto badassi, quando molti si adoperavano per la salvezza di qualcuno; i motivi di quelli che intercedevano presso di te ti riuscivano più graditi dei loro volti, né tu guardavi a quanto, chi ti supplicava, fosse amico tuo, ma a quanto lo fosse di quello a favore del quale intercedeva. E' ben vero che tu fai ai tuoi tante concessioni che talora, quanti beneficiano della tua generosità, mi sembrano più ricchi perfino di te, che concedi loro tante grazie; ma vedo, tuttavia, che presso di te, come ho detto, hanno più valore i motivi che le preghiere, e ti lasci commuovere soprattutto da quelli, il cui dolore nel richiedere tu riconosca come il più giustificato.