Cicerone - Pro Ligario - 19

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Pro Ligario, 19.

Versione originale in latino


Mihi vero, Caesar, tua in me maxima merita tanta certe non viderentur, si me ut sceleratum a te conservatum putarem. Quo modo autem tu de re publica bene meritus esses, cum tot sceleratos incolumi dignitate esse voluisses? Secessionem tu illam existimavisti, Caesar, initio, non bellum, nec hostile odium sed civile discidium, utrisque cupientibus rem publicam salvam, sed partim consiliis partim studiis a communi utilitate aberrantibus. Principium dignitas erat paene par, non par fortasse eorum qui sequebantur; causa tum dubia, quod erat aliquid in utraque parte quod probari posset; nunc melior ea iudicanda est quam etiam di adiuverunt. Cognita vero clementia tua quis non eam victoriam probet in qua occiderit nemo nisi armatus?

Traduzione all'italiano


Le tue grandissime benemerenze verso di me, o Cesare, non mi sembrerebbero, certo, così grandi, se pensassi d'essere stato salvato da te come uno scellerato. Tu, poi, come avresti potuto essere benemerito della patria, se avessi voluto che tanti scellerati conservassero i loro onori? Da principio, o Cesare, tu l'hai ritenuta una secessione, non una guerre, non odio di nemici ma divisione di cittadini, desiderosi gli uni e gli altri della salvezza della patria, ma, in parte per le loro idee, in parte per le loro passioni, divergenti dal pubblico bene. Dei capi la dignità era quasi pari, non pari forse quella dei seguaci; la causa allora era incerta, perché da entrambe le parti c'era qualcosa che si poteva apprezzare; ora si deve ritenere migliore quella che ha avuto anche il favore degli dèi. Ma, conosciuta la tua clemenza, chi potrebbe non apprezzare quella vittoria, in cui non è caduto nessuno se non con le armi in pugno?

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