Cicerone - Pro Ligario - 16

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Pro Ligario, 16.

Versione originale in latino


Quod si probare Caesari possemus in Africa Ligarium omnino non fuisse, si honesto et misericordi mendacio saluti civi calamitoso esse vellemus, tamen hominis non esset in tanto discrimine et periculo ciuis refellere et coarguere nostrum mendacium; et si esset alicuius, eius certe non esset qui in eadem causa et fortuna fuisset. Sed tamen aliud est errare Caesarem nolle, aliud est nolle misereri. Tum diceres: "Caesar, cave credas; fuit in Africa, tulit arma contra te!". Nunc quid dicis? "Cave ignoscas!" Haec nec hominis nec ad hominem vox est; qua qui apud te, C. Caesar, utetur, suam citius abiciet humanitatem quam extorquebit tuam.

Traduzione all'italiano


Ché se potessimo dimostrare a Cesare che Ligario non è mai stato in Africa, se volessimo con una bugia dignitosa e pietosa favorire la salvezza di un concittadino disgraziato, sarebbe disumano; mentre un concittadino si trova in una situazione così gravemente rischiosa, opporsi alla nostra bugia e smascherarla, e se tale azione spettasse ad alcuno, non spetterebbe certo a colui che si fosse trovato dalla stessa parte e nelle stesse condizioni. Ma altro è non volere che Cesare sbagli, altro è non volere che egli sia misericordioso. Allora tu avresti detto. "Cesare, non credere: è stato in Africa, ha combattuto contro di te". Ora che dici? "Non perdonare". Questa non è parola di uomo rivolta ad uomo. Chi te la dirà, o Gaio Cesare, getterà via la propria anziché strappare a te la tua umanità.

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