Cicerone - Pro Deiotaro - 8

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Pro Deiotaro, 8,

Versione originale in latino


Iratum te regi Deiotaro fuisse non erant nescii; adfectum illum quibusdam incommodis et detrimentis propter offensionem animi tui meminerant, teque cum huic iratum, tum sibi amicum esse cognoverant, cumque apud ipsum te de tuo periculo dicerent, fore putabant ut in exulcerato animo facile fictum crimen insideret. Quam ob rem hoc nos primum metu, Caesar, per fidem et constantiam et clementiam tuam libera, ne residere in te ullam partem iracundiae suspicemur. Per dexteram istam te oro, quam regi Deiotaro hospes hospiti porrexisti, istam, inquam, dexteram non tam in bellis neque in proelus quam in promissis et fide firmiorem. Tu illius domum inire, tu vetus hospitium renovare voluisti; te eius di penates acceperunt, te amicum et placatum Deiotari regis arae focique viderunt.

Traduzione all'italiano


Che tu fossi stato in collera con il re Deiotaro non lo ignoravano; che egli avesse subito dei danni morali e materiali a causa del tuo risentimento lo ricordavano, e che tu fossi in collera con lui, ma loro amico, l'avevano saputo: e poiché parlavano del pericolo che hai corso proprio davanti a te, pensavano che in un animo prevenuto avrebbe facilmente fatto presa una falsa accusa. Per questo motivo, Cesare, in nome della tua lealtà, della tua rettitudine e della tua clemenza, liberaci anzitutto da questa paura: non dobbiamo avere il sospetto che in te agisca qualche sentimento di rancore. Ti supplico in nome di questa destra, che hai teso al re Deiotaro come ospite a chi è stato ospite: questa destra, io dico, ben ferma non tanto in guerra né in battaglia quanto nella lealtà della parola data. Sei tu che hai voluto entrare nella casa di quello, tu hai voluto rinnovare un'antica ospitalità; te accolsero i suoi penati, te videro amico e sereno gli altari e i focolari del re Deiotaro.

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