Cicerone - Pro Deiotaro - 37

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Pro Deiotaro, 37.

Versione originale in latino


Multa se arbitratur et peperisse ante factis et habere in animo atque virtute, quae nullo modo possit amittere. Quae enim fortuna aut quis casus aut quae tanta possit iniuria omnium imperatorum de Deiotaro decreta delere? Ab omnibus enim est ornatus, qui, postea quam in castris esse potuit per aetatem, in Asia, Cappadocia, Ponto, Cilicia, Syria bella gesserunt: senatus vero iudicia de illo tam multa tamque honorifica, quae publicis populi Romani litteris monimentisque consignata sunt, quae umquam vetustas obruet aut quae tanta delebit oblivio? Quid de virtute eius dicam? De magnitudine animi, gravitate, constantia? Quae omnes docti atque sapientes summa, quidam etiam sola bona esse dixerunt, hisque non modo ad bene, sed etiam ad beate vivendum contentam esse virtutem.

Traduzione all'italiano


Egli crede sia di aver acquisito molti meriti per la sua precedente condotta sia di averne molti nel suo animo generoso, tali da non poterli perdere in alcun modo: quale destino o quale evento o quale ingiustizia tanto grave potrebbe annullare le concessioni fatte a Deiotaro da tutti i generali? Infatti, da quando ha avuto l'età per poter stare in un accampamento, egli è stato elogiato da tutti quelli che hanno combattuto guerre in Asia, Cappadocia, Ponto, Cilicia, Siria; e poi i riconoscimenti a lui da parte del senato, così numerosi e così onorifici, che sono stati registrati sulla documentazione ufficiale e sui monumenti del popolo di Roma, quale volgere dei secoli mai li oscurerà o quale oblio tanto profondo li cancellerà? Che cosa dovrei dire delle sue virtù morali, della grandezza d'animo, dell'austerità, della fermezza? gli uomini di cultura e i filosofi dicono che queste qualità sono i beni sommi, e alcuni che sono addirittura gli unici beni e che l'uomo virtuoso si accontenta di essi per una vita non soltanto retta ma anche felice.

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