Cicerone - Pro Deiotaro - 36

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Pro Deiotaro, 36.

Versione originale in latino


Etenim si Antiochus, Magnus ille, rex Asiae, cum, postea quam a L. Scipione devictus est, Tauro tenus regnare iussus esset, omnemque hanc Asiam, quae est nunc nostra provincia, amisisset, dicere est solitus benigne sibi a populo Romano esse factum, quod nimis magna procuratione liberatus modicis regni terminis uteretur, potest multo facilius se Deiotarus consolari: ille enim furoris multam sustulerat, hic erroris. Omnia tu Deiotaro, Caesar, tribuisti, cum et ipsi et filio nomen regium concessisti: hoc nomine retento atque servato nullum beneficium populi Romani, nullum iudicium de se senatus imminutum putat. Magno animo et erecto est, nec umquam succumbet inimicis, ne fortunae quidem.

Traduzione all'italiano


Antioco Magno, il famoso re dell'Asia, nonostante avesse perso tutta la parte di Asia che oggi è nostra provincia dopo che fu definitivamente vinto da L. Scipione e gli fu imposto di limitare il proprio regno al Tauro soleva dire che il popolo di Roma aveva agito benevolmente nei suoi confronti, perché, esonerato da un governo troppo impegnativo, possedeva un regno di giusta estensione; ebbene, Deiotaro si può consolare più facilmente di lui: in effetti quello era stato punito per la sua follia, costui per un errore. Tu, Cesare, hai dato tutto a Deiotaro quando hai lasciato a lui e a suo figlio il titolo di re; mantenuto e salvato questo titolo, egli ritiene che non gli è venuto meno nessun beneficio del popolo di Roma e nessuna espressione di stima da parte del senato. E’ di animo coraggioso e fiero e non soccomberà mai di fronte ai nemici e nemmeno di fronte alla sorte.

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