Cicerone - Pro Deiotaro - 34

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Pro Deiotaro, 34.

Versione originale in latino


Solus, inquam, es, C. Caesar, cuius in victoria ceciderit nemo nisi armatus. Et quem nos liberi, in summa libertate nati, non modo non tyrannum, sed clementissimum in victoria ducem vidimus, is Blesamio, qui vivit in regno, tyrannus videri potest? Nam de statua quis queritur, una praesertim, cum tam multas videat? Valde enim invidendum est eius statuis, cuius tropaeis non invidemus. Nam si locus adfert invidiam, nullus locus est ad statuam quidem rostris clarior. De plausu autem quid respondeam? Qui nec desideratus umquam a te est et non numquam obstupefactis hominibus ipsa admiratione compressus est et fortasse eo praeterrnissus, quia nihil volgare te dignum videri potest.

Traduzione all'italiano


Tu sei il solo, lo ribadisco, C. Cesare, la cui vittoria non ha provocato la morte di nessuno se non negli scontri. E colui che noi, nati nel periodo di massima libertà di Roma, consideriamo non soltanto l'antitesi del tiranno ma anche il vincitore più clemente, costui può apparire tiranno agli occhi di Blesamio, che vive in un regime monarchico? E poi chi c'è che si lamenta della statua, di una in particolare, quando ne vede tante? allora dovremmo guardare assai male le statue di un uomo i cui trofei non guardiamo male! Se infatti è il luogo a suscitare malumore, non ce n'è sicuramente uno più onorifico dei rostri per una statua. E a proposito degli applausi poi che cosa dovrei rispondere? Non li hai mai desiderati e qualche volta la gente li ha trattenuti perché ammutolita dalla stessa ammirazione: forse li ha tralasciati per il fatto che tutto ciò che si attribuisce a tanti non può sembrare degno di te.

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