Cicerone - Pro Deiotaro - 33

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Pro Deiotaro, 33.

Versione originale in latino


At quam acute conlecta crimina! "Blesamius" inquit—eius enim nomine, optimi viri nec tibi ignoti, male dicebat tibi—"ad regem scribere solebat te in invidia esse, tyrannum existimari, statua inter reges posita animos hominum vehementer offensos, plaudi tibi non solere." Nonne intellegis, Caesar, ex urbanis malevolorum sermunculis haec ab istis esse conlecta? Blesamius tyrannum Caesarem scriberet? Multorum enim capita civium viderat, multos iussu Caesaris vexatos, verberatos, necatos, multas adflictas et eversas domos, armatis militibus refertum forum! Quae semper in civili victoria sensimus, ea te victore non vidimus.

Traduzione all'italiano


Ma con quanta finezza sono state accumulate le accuse! Dice: «Blesamio (citava infatti il nome di quest'uomo irreprensibile e a te non ignoto per diffamarti) ha scritto più volte al re che tu eri malvisto, che eri ritenuto un tiranno, che l'animo della gente era stato molto irritato vedendo collocare la tua statua fra quella dei re, che comunemente non venivi applaudito». Non capisci, Cesare, che queste dicerie sono state raccolte da costoro fra le chiacchiere dei maligni che vivono a Roma? Blesamio avrebbe potuto scrivere che Cesare è un tiranno? Per forza! aveva visto cadere la testa di molti cittadini, molti perseguitati, bastonati, uccisi per ordine di Cesare, molte famiglie rovinate e distrutte, il foro pieno di soldati armati! Quegli eccessi che abbiamo sempre patito a opera dei vincitori delle guerre civili non li abbiamo visti quando il vincitore sei stato tu.

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