Cicerone - Pro Deiotaro - 31

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Pro Deiotaro, 31.

Versione originale in latino


O tempora, o mores ! Cn. Domitius ille, quem nos pueri consulem, censorem, pontificem maximum vidimus, cum tribunus plebis M. Scaurum principem civitatis in iudicium populi vocavisset Scaurique servus ad eum clam domum venisset et crimina in dominum delaturum se esse dixisset, prehendi hominem iussit ad Scaurumque deduci. Vide quid intersit, etsi inique Castorem cum Domitio comparo: sed tamen ille inimico servum remisit, tu ab avo abduxisti; ille incorruptum audire noluit, tu corrupisti; ille adiutorem servum contra dominum repudiavit, tu etiam accusatorem adhibuisti.

Traduzione all'italiano


Che tempi, che moralità ! Cn. Domizio, noto a tutti, che da bambino ho visto console, censore, pontefice massimo, in qualità di tribuno della plebe aveva chiamato in giudizio davanti al popolo M. Scauro, una delle personalità più in vista; uno schiavo di Scauro andò di nascosto nottetempo a casa sua dicendo che avrebbe formulato accuse contro il proprio padrone, ma egli ordinò di catturare quell'uomo e di condurlo da Scauro . Considera la differenza: è vero, non è corretto paragonare Castore a Domizio; e comunque lui ha fatto riportare lo schiavo al proprio avversario mentre tu lo hai portato via a tuo nonno, lui non l'ha corrotto e non l'ha voluto ascoltare mentre tu l'hai corrotto, lui ha rifiutato l'aiuto di uno schiavo contro il padrone mentre tu ne hai sfruttato anche le accuse.

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