Cicerone - Pro Deiotaro - 30

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Pro Deiotaro, 30.

Versione originale in latino


Sint sane inimicitiae, quae esse non debebant—rex enim Deiotarus vestram familiam abiectam et obscuram e tenebris in lucem evocavit: quis tuum patrem antea, quis esset, quam cuius gener esset, audivit?—sed quamvis ingrate et impie necessitudinis nomen repudiaretis, tamen inimicitias hominum more gerere poteratis, non ficto crimine insectari, non expetere vitam, non capitis arcessere. Esto: concedatur haec quoque acerbitas et odii magnitudo: adeone, ut omnia vitae salutisque communis atque etiam humanitatis iura violentur? Servum sollicitare verbis, spe promissisque corrumpere, abducere domum, contra dominum armare, hoc est non uni propinquo, sed omnibus familiis nefarium bellum indicere; nam ista corruptela servi si non modo impunita fuerit, sed etiam a tanta auctoritate approbata, nulli parietes nostram salutem, nullae leges, aulla iura custodient. Ubi enim id, quod intus est atque nostrum, impune evolare potest contraque nos pugnare, fit in dominatu servitus, in servitute dominatus.

Traduzione all'italiano


Ammettiamo pure che esista inimicizia, che non avrebbe dovuto esistere; il re Deiotaro ha fatto uscire dalle tenebre alla luce la vostra famiglia, che era di umile condizione e sconosciuta: tuo padre, chi ha saputo chi era prima di sapere di chi era genero? ma pur ripudiando in modo ingrato ed empio i vincoli di parentela, tuttavia avreste potuto comportarvi da avversari, ma in modo umano, e non perseguitare con un'accusa falsa, chiedere la vita, intentare una causa capitale! Ammettiamo anche, ve lo concedo; questo grande accanimento e questo grande odio: ma fino al punto di violare tutte le leggi sull'incolumità della vita individuale, della società civile e perfino dell'umanità? istigare uno schiavo, corromperlo con promesse per il futuro, portarselo a casa propria, armargli la mano contro il padrone: tutto ciò significa proclamare una guerra sacrilega non contro un singolo congiunto ma contro tutte le famiglie . In effetti, se questo episodio di corruzione di schiavo risulterà impunito e per di più ammesso da una personalità tanto autorevole, non ci sarà parete domestica, non ci sarà legge, non ci sarà diritto a tutelare la nostra incolumità; perché, quando ciò che è intimo e nostro può impunemente prendere il volo e combattere contro di noi, chi è padrone diventa schiavo e chi è schiavo diventa padrone.

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