Cicerone - Pro Deiotaro - 29

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Pro Deiotaro, 29.

Versione originale in latino


Cum vero exercitu amisso ego, qui pacis semper auctor fui, post Pharsalicum proelium suasor fuissem armorum non deponendorum, sed abiciendorum, hunc ad meam auctoritatem non potui adducere, quod et ipse ardebat studio illius belli et patri satis faciendum esse arbitrabatur. Felix ista domus quae non impunitatem solum adepta sit, sed etiam accusandi licentiam: calamitosus Deiotarus qui, quod in eisdem castris fuerit, non modo apud te, sed etiam a suis accusetur! Vos vestra secunda fortuna, Castor, non potestis sine propinquorum calamitate esse contenti?

Traduzione all'italiano


Poi, una volta perso l'esercito, io, che sono sempre stato un fautore della pace e che, specialmente dopo la battaglia di Farsalo, avevo consigliato non di deporre le armi ma di abbandonarle del tutto, non sono stato capace di indurre costui a seguire il mio autorevole esempio, perché lui stesso ardeva dal desiderio di continuare la guerra e perché riteneva di doverlo fare per compiacere al padre. Fortunata questa casa, che non ha ottenuto soltanto l'impunità ma anche la libertà di accusare altri; infelice Deiotaro, che viene accusato da colui con cui ha combattuto dalla stessa parte, e non soltanto davanti a te ma addirittura dai suoi parenti. Voi, Castore, non potreste accontentarvi della vostra buona stella senza volere anche la rovina dei vostri parenti?

Trova ripetizioni online e lezioni private