Cicerone - Pro Deiotaro - 24

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Pro Deiotaro, 24.

Versione originale in latino


Addit etiam illud, equites non optimos misisse. Credo, Caesar, nihil ad tuum equitatum, sed misit ex eis, quos habuit, electos. Ait nescio quem ex eo numero servum iudicatum. Non arbitror, non audivi: sed in eo, etiam si accidisset, culpam regis nullam fuisse arbitrarer. IX. Alieno autem a te animo fuit quo modo? Speravit, credo, difficilis tibi Alexandriae fore exitus propter regionis naturam et fluminis. At eo tempore ipso pecuniam dedit, exercitum aluit, ei, quem Asiae praefeceras, in nulla re defuit; tibi victori non solum ad hospitium, sed ad periculum etiam atque ad aciem praesto fuit.

Traduzione all'italiano


Aggiunge anche un'altra accusa: ha inviato dei contingenti di cavalleria che non erano i migliori. 0 Cesare, io credo che abbia inviato ben poca cosa in confronto alla tua cavalleria, ma ha inviato i migliori fra quelli di cui disponeva. Dice inoltre che fra essi è stato riconosciuto un certo tal schiavo: io non ci credo e non l'ho sentito dire; ma in questo fatto, anche se fosse accaduto, sono portato a credere che non vi sia stata alcuna colpa del re. E poi, come ha manifestato la sua ostilità d'animo nei tuoi confronti? Egli ha sperato ‑ suppongo ‑ che le vie d'uscita da Alessandria sarebbero state per te difficoltose a causa della natura del territorio e del fiume: eppure proprio in quel momento ti ha dato del denaro, ha rafforzato il tuo esercito, non ha avuto alcuna mancanza verso colui che avevi messo a capo dell'Asia; quando hai vinto è stato a tua disposizione non soltanto per ospitarti ma per proteggerti e anche per combattere al tuo fianco.

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