Cicerone - Pro Deiotaro - 21

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Pro Deiotaro, 21.

Versione originale in latino


"In posterum" inquit "diem distulit, ut, cum in castellum Bluciuml ventum esset, ibi cogitata perficeret." Non video causam mutandi loci, sed tamen acta res criminose est. "Cum" inquit "vomere post cenam te velle dixisses, in balneum te ducere coeperunt: ibi enim erant insidiae. At te eadem tua fortuna servavit: in cubiculo malle dixisti." Di te perduint, fugitive! Ita non modo nequam et improbus, sed fatuus et amens es. Quid? Ille signa aenea in insidiis posuerat, quae e balneo in cubiculum transferri non possent? Habes crimina insidiarum: nihil enim dixit amplius. "Horum" inquit "eram conscius." Quid tum? Ita ille demens erat, ut eum, quem conscium tanti sceleris haberet, a se dimitteret? Romam etiam mitteret, ubi et inimicissimum sciret esse nepotem sum et C. Caesarem, cui fecisset insidias? Praesertim cum is unus esset qui posset de absente se indicare?

Traduzione all'italiano


Dice: «Ha rimandato al giorno seguente, per poter mettere in atto il suo piano quando ci si fosse trasferiti nella fortezza di Peio». Io non mi spiego la ragione del cambiamento di luogo, ma tuttavia ammettiamo che la decisione abbia avuto uno scopo criminoso. Dice: «Dopo cena hai detto di voler vomitare e allora si disposero ad accompagnarti al bagno : era lì infatti che era pronto l'agguato. Ma ti ha salvato ancora una volta la tua fortuna: hai detto che preferivi andare nella tua stanza». Gli dei ti maledicano, schiavo fuggiasco! ora è chiaro che sei un buono a nulla e un disonesto, e in aggiunta sei anche stupido e senza testa. Perché? Nel bagno egli aveva forse messo statue di bronzo, che non avrebbero potuto passare dal bagno alla camera da letto? Queste sono le accuse sull'agguato! non ha detto nulla di più. Dice: «Ero a conoscenza di questo piano». E allora? Deiotaro sarebbe stato così sconsiderato da lasciar partire colui che aveva messo a parte di un misfatto così grave, e da mandarlo addirittura a Roma, dove sapeva che si trovavano suo nipote, suo grande nemico, nonché C. Cesare, contro il quale aveva tramato? tanto più sapendo che quello era il solo a poterlo denunciare approfittando della sua assenza?

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