Cicerone - Pro Deiotaro - 20

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Pro Deiotaro, 20.

Versione originale in latino


Obsecro, Caesar, repete illius temporis memoriam, pone illum ante oculos diem, voltus hominum te intuentium atque admirantium recordare: num quae trepidatio? Num qui tumultus? Num quid nisi modeste, nisi quiete, nisi ex homiuis gravissimi et sanctissimi disciplina? Quid igitur causae excogitari potest cur te lautum voluerit, cenatum noluerit occidere?

Traduzione all'italiano


Ti supplico, Cesare, richiama alla memoria quel momento, fatti tornare davanti quel giorno, ricorda l'espressione degli uomini che guardavano verso di te con ammirazione. C'è forse qualche segno di inquietudine, qualche segno di disordine, qualcosa che non si accordi con il decoro, con la calma, con la compostezza degna della personalità più autorevole e più rispettabile? Pertanto che razza di motivazione si può ricostruire sostenendo che egli voleva ucciderti dopo il bagno ma non lo voleva più dopo la cena?

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