Cicerone - Pro Deiotaro - 2

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Pro Deiotaro, 2.

Versione originale in latino


deinde eum regem, quem ornare antea cuncto cum senatu solebam pro perpetuis eius in nostram rem publicam meritis, nunc contra atrocissimum crimen cogor defendere. Accedit ut accusatorum alterius crudelitate, alterius indignitate conturber: crudelem Castorem, ne dicam sceleratum et impium, qui nepos avum in capitis discrimen adduxerit adulescentiaeque suae terrorem intulerit ei, cuius senectutem tueri et tegere debebat, commendationemque ineuntis aetatis ab impietate et scelere duxerit; avi servum corruptum praemiis ad accusandum dominum impulerit, a legatorum pedibus abduxerit.

Traduzione all'italiano


In secondo luogo, questo re che più volte di fronte al senato al completo ho lodato per i suoi continuati meriti verso la nostra repubblica, mi trovo ora costretto a difenderlo dall'accusa più terribile. C'è da aggiungere che mi turbano la crudeltà di uno due accusatori e la bassezza dell'altro. Crudele è Castore, per non dire criminale ed empio: un nipote che ha trascinato il nonno in un giudizio capitale, che lo ha indotto ad aver paura della sua giovinezza mentre l'avrebbe dovuto validamente difendere perché vecchio, che al suo ingresso nella vita ha presentato quali referenze empietà e delitti, che ha corrotto con il denaro uno schiavo del nonno e lo ha spinto ad accusare il suo padrone, lo ha allontanato dai legati che seguiva passo passo.

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