Cicerone - Pro Deiotaro - 17

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Pro Deiotaro, 17.

Versione originale in latino


At quam non modo non credibiliter, sed ne suspitiose quidem! "Cum" inquit "in castellum Blucium venisses et domum regis, hospitis tui, devertisses, locus erat quidam, in quo erant ea composita, quibus te rex munerari constituerat: huc te e balneo, prius quam accumberes, ducere volebat; erant enim armati, qui te interficerent, in eo ipso loco conlocati." En crimen, en causa, cur regem fugitivus, dominum servus accuset. Ego me hercules, Caesar, initio, cum est ad me ista causa delata, Phidippum medicum, servum regium, qui cum legatis missus esset, ab isto adulescente esse corruptum, hac sum suspitione percussus: medicum indicem subornavit; finget videlicet aliquod crimen veneni. Etsi a veritate longe, tamen a consuetudine criminandi non multum res abhorrebat.

Traduzione all'italiano


Ma questo non soltanto non è credibile ma non fa sorgere neppure il più piccolo sospetto! Costui dice: «Tu eri arrivato nella fortezza di Blucio e ti eri fermato nella dimora del re tuo ospite. C'era una sala in cui erano stati raccolti i doni che il re aveva deciso di offrirti; qui ti voleva accompagnare dopo che avevi fatto il bagno e prima che ti mettessi a cena: infatti proprio in quel luogo erano stati disposti uomini armati per ucciderti». Ecco l'accusa, ecco il motivo per cui uno schiavo fuggiasco chiama in giudizio un re, uno schiavo il padrone! Quanto a me, Cesare, all'inizio, allorché mi fu affidata la causa in questi termini, che cioè il medico Fidippo, schiavo del re, che era stato inviato fra i legati, era stato corrotto dal giovanotto qui presente, io sono stato preso da un sospetto del genere: «Ha istigato il medico a fare il delatore; senz'altro inventerà qualche veneficio». Anche se l'ipotesi era lontana dalla verità, tuttavia non era molto distante dal comune modo di costruire accuse. E che cosa dice il medico? di veleno non parla.

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