Cicerone - Pro Deiotaro - 10

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Pro Deiotaro, 10.

Versione originale in latino


Ita cum maximis eum rebus liberares, perparvam amicitiae culpam relinquebas; itaque non solum in eum non animadvertisti, sed omni metu liberavisti, hospitem agnovisti, regem reliquisti. Neque enim ille odio tui progressus, sed errore communi lapsus est. Is rex, quem senatus hoc nomine saepe honorificentissimis decretis appellavisset, quique illum ordinem ab adulescentia gravissimum sanctissimumque duxisset, isdem rebus est perturbatus homo longinquus et alienigena, quibus nos in media re publica nati semperque versati.

Traduzione all'italiano


Così lo scagionavi da gravissime responsabilità e gli attribuivi una colpa minima. Di conseguenza non soltanto non hai preso provvedimenti nei suoi confronti, ma lo hai rassicurato da ogni timore, hai riconosciuto in lui l'ospite, lo hai lasciato re. Egli infatti non ha agito per odio contro di te, ma è caduto a causa di quell'errore condiviso da tutti. Questo re, cui il senato si era spesso rivolto con questo titolo in decreti molto onorevoli per lui e che per parte sua fin dalla giovinezza aveva considerato quell'assemblea la più autorevole e sacra, fu sviato; lui, uomo che viveva lontano e di stirpe diversa dalla nostra; dalle medesime valutazioni che hanno sviato me, che sono nato e ho sempre operato nel cuore della repubblica.

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