Cicerone - Pro Caelio - 71

Testo latino e traduzione versione da Cicerone, Pro Caelio, 71.

Versione originale in latino


Atque hoc etiam loco M. Camurti et C. Caeserni damnatio praedicatur. O stultitiam! stultitiamne dicam an impudentiam singularem! Audetisne, cum ab ea muliere veniatis, facere istorum hominum mentionem? audetis excitare tanti flagitii memoriam non exstinctam illam quidem, sed repressam vetustate? Quo enim illi crimine peccatoque perierunt? Nempe quod eiusdem mulieris dolorem et iniuriam Vettiano nefario stupro sunt persecuti. Ergo ut audiretur Vetti nomen in causa, ut illa vetus aeraria fabula referretur, idcirco Camurti et Caeserni est causa renovata? qui quamquam lege de vi certe non tenebantur, eo maleficio tamen erant implicati, ut ex nullius legis laqueis eximendi viderentur.

Traduzione all'italiano


Si è ricordata la condanna, da parte di questo stesso tribunale, di Marco Camurzio e di Gaio Cesernio:I' quale stoltezza! stoltezza, o dovrei parlare piuttosto di straordinaria impudenza? Proprio voi, che parlate per quella donna, avete il coraggio di rievocare quei nomi, di risuscitare il ricordo di una infamia che il tempo, se ha scolorito, non ha però cancellato? Sotto quale accusa, per quale colpa, furono essi perduti? Non c'è dubbio: per avere vendicato con l'orribile stupro di Vezzio il rancore di questa donna per l'ingiuria sofferta. Forse perché s'udisse fare in questa causa il nome di Vezzio, perché fosse richiamata quella vecchia storia di denaro, si rifà qui la causa di Camurzio e di Cesernio? Costoro, sebbene non potessero certamente essere colpiti dalla legge sulla violenza, erano talmente implicati in quell'azione vergognosa, da apparir chiaro che non sarebbero potuti sfuggire alla morsa di qualch'altra legge.

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