Cicerone - Pro Caelio - 57

Versione originale in latino


Cui denique commisit, quo adiutore usus est, quo socio, quo conscio, cui tantum facinus, cui se, cui salutem suam credidit? Servisne mulieris? Sic enim obiectum est. Et erat tam demens hic, cui vos in genium certe tribuitis, etiamsi cetera inimica oratione detrahitis, ut omnes suas fortunas alienis servis committeret? At quibus servis? Refert enim magnopere id ipsum. Iisne, quos intellegebat non communi condicione servitutis uti, sed licentius, liberius, familiarius cum domina vivere? Quis enim hoc non videt, iudices, aut quis ignorat, in eius modi domo, in qua mater familias meretricio more vivat, in qua nihil geratur, quod foras proferendum sit, in qua inusitatae, libidines, luxuries, omnia denique inaudita vitia ac flagitia versentur, hic servos non esse servos, quibus omnia committantur, per quos gerantur, qui versentur isdem in voluptatibus, quibus occulta credantur, ad quos aliquantum etiam ex cotidianis sumptibus ac luxurie redundet? Id igitur Caelius non videbat?

Traduzione all'italiano


[57] E infine a chi commissionò ([i]il delitto[/i]), di quale complice si avvalse (utor+ablativo), di quale compagnia, di quale favoreggiatore, a chi affidò un tanto grande misfatto, a chi se stesso, a chi la propria salvezza? Forse si servì una donna? Così infatti fu obiettato. Ed era tanto stolto cosuti, al quale certamente voi attribuite un’intelligenza, sebbene neghiate altre qualità con un discorso ostile, tanto da affidare a servi sconosciuti la propria sorte? Tuttavia a quali servi? Infatti importa moltissimo questa medesima cosa. Forse a quelli che sapeva non trovarsi nella comune condizione di schiavitù, ma vivere con la propria padrona in modo alquanto licenzioso (comparativo assoluto), alquanto emancipato, alquanto confidenziale? Infatti chi non vede ciò, o giudici, o chi ignora che in una casa di tal genere nella quale la padrona viva nel modo da meretrice, nella quale nulla sia fatto che possa essere riferito fuori, dove impazzano inusitate orge, libidini, lussurie, ed infine tutti i vizi e le vergogne inaudite. Qui i servi non sono servi, ai quali viene affidato ogni incarico, per mezzo dei quali ([i]Sottinteso: “ogni incarico”[/i]) viene gestito, i quali partecipano ai medesimi piaceri, ai quali si confida ogni segreto, per i quali ritorna non poco anche degli sperperi quotidiani e degli eccessi? Dunque Celio non vedeva questa cosa?

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