Cicerone - Pro Caelio - 55

Versione originale in latino


Sed cur diutius vos iudices teneo? Ipsius iurati religionem auctoritatemque percipite atque omnia diligenter testimonii verba cognoscite. Recita. L. LVCCEI TESTIMONIVM. Quid exspectatis amplius? an aliquam vocem putatis ipsam pro se causam et veritatem posse mittere? Haec est innocentiae defensio haec ipsius causae oratio haec una vox veritatis. In crimine ipso nulla suspicio est in re nihil est argumenti in negotio quod actum esse dicitur nullum vestigium sermonis loci temporis; nemo testis nemo conscius nominatur totum crimen profertur ex inimica ex infami ex crudeli ex facinerosa ex libidinosa domo; domus autem illa quae temptata esse scelere isto nefario dicitur plena est integritatis dignitatis officii religionis; ex qua domo recitatur vobis iure iurando devincta auctoritas ut res minime dubitanda in con tentione ponatur utrum temeraria procax irata mulier finxisse crimen an gravis sapiens moderatus que vir religiose testimonium dixisse videatur.

Traduzione all'italiano


[55] Ma perchè, o giudici vi trattengo più a lungo? Tenete presente la coscienza e l’autorità dello stesso giurato, e considerate attentamente tutte le parole del testimone. Recita “Lucio Lucceio il testimone” Cosa vi attendete di più? Forse pensate che la verità della causa possa prendere la parola da sola in propria difesa? Questa è la difesa dlel’innocenza, questo è il linguaggio della causa in persona, questa è la voce della verità. Nell’accusa stessa non vi è nessun sospetto, nella realtà non c’ è nessun argomento, nel complotto che si dice sia stato attuato, nessun segno di un dialogo, del luogo, del tempo; nessun complice, nessun testimone viene nominato, tutta l’accusa si riferisce ad una dimora nemica, infame, crudele, scellerata, lasciva; invece ([b][i]autem[/i] con valore avversativo[/b]) quella casa, che si dice sia stata macchiata da quell’orrendo delitto, è piena di integrità (genitivo d’abbondanza), di dignità, di impegno religioso; da questa casa vi viene attribuita l’autorità obbligata per mezzo del giuramento, affinchè ([b][i]“Ut”[/i] finale[/b]) si stabilisca che non è minimamente da dover mettere in dubbio nella contesa quale dei due sembri opportuno, se una donna temeraria, procace, arrabbiata, abbia plasmato l’accusa, o fose se un uomo sapiente e moderato abbia scrupolosamente detto la testimonianza.

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