Cicerone - Pro Caelio - 50

Versione originale in latino


Obliviscor iam iniurias tuas, Clodia, depono memoriam doloris mei; quae abs te crudeliter in meos me absente facta sunt, neglego; ne sint haec in te dicta, quae dixi. Sed ex te ipsa requiro, quoniam et crimen accusatores abs te et testem eius criminis te ipsam dicunt se habere. Si quae mulier sit eius modi, qualem ego paulo ante descripsi, tui dissimilis, vita institutoque meretricio, cum hac aliquid adulescentem hominem habuisse rationis num tibi perturpe aut perflagitiosum esse videatur? Ea si tu non es, sicut ego malo, quid est, quod obiciant Caelio? Sin eam te volunt esse, quid est, cur nos crimen hoc, si tu contemnis, pertimescamus? Quare nobis da viam rationemque defensionis. Aut enim pudor tuus defendet nihil a M. Caelio petulantius esse factum, aut impudentia et huic et ceteris magnam ad se defendendum facultatem dabit.

Traduzione all'italiano


Da questo momento [b]([i]iam[/i] = riferito al futuro)[/b] dimentico [b](> oblīviscor, oblīviscĕris, oblitus sum, oblīvisci)[/b], o Clodia, le tue ingiurie, e cancello il ricordo della mia [b](agg.poss.)[/b] sofferenza; Trascuro le cose che, in mia assenza [b](abl. assoluto nominale)[/b], sono state fatte crudelmente contro i miei [b]([i]in+acc.[/i] = moto a luogo figurato in senso ostile)[/b]. Che non [b](introduce la completiva volitiva, con [i]cong. pres/impf[/i]. in consecutio di contemporaneità)[/b] siano dette contro di te le cose che io ho detto! Questo cerco di sapere[b](> requiro-is, requisivi, requisitum, ere => [i]re + quaero[/i], [i]aliquid e/ex aliquo[/i])[/b] proprio da te, poiché anche gli accusatori affermano di provare da te sia [b]([i]et...et[/i] in correlazione)[/b] l'accusa sia in te stessa la testimone. Se ci fosse [b](p.v)[/b] una certa donna di tal genere, quale io poc'anzi ho descritta, diversa [b](+gen)[/b] da te, con una vita ed un modo da prostituta, (e) con ella un certo individuo giovane avesse avuto un rapporto, forse [b](nelle [i]interr. dirette[/i] che prevedono [i]risp. negativa[/i])[/b] ti sembrerebbe essere una cosa vergognosissima [b](> perturpis, e)[/b] ed infame [b]( >perflagitiosus, a, um)[/b]? Se tu non sei costei, come io preferisco [b](sott: pensare)[/b], cosa è ciò che contestano [b](> ōbĭcĭo, ōbĭcis, obieci, obiectum, ōbĭcĕre)[/b] a Celio? Se invece [b](cong. che introduce la [i]protasi[/i])[/b] vogliono che tu lo sia, cosa c’è, perché noi dovremmo temere [b](cong. pres.) [i]“indipendente dubitativo”[/i] > pertĭmesco, pertĭmescis, pertimui, pertĭmescĕre)[/b] un'accusa, se tu (la) trascuri [b](> contemno, contemnis, contempsi, contemptum, contenere)[/b]? Perciò, dacci la via e il modo della difesa. Infatti, o il pudore escluderà che nulla alquanto sconveniente sia stato fatto da Marco Celio [b](Abl. d'agente)[/b], o la [b](sott: tua)[/b] spudoratezza darà ad essi un arma per difendersi [b](ad + gerundivo acc = corrisponde ad una finale implicita)[/b]

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