Cicerone - Pro Caelio - 26

Versione originale in latino


Ac prima pars fuit illa, quae me minus movebat, fuisse meo necessario Bestiae Caelium familiarem, cenasse apud eum, ventitasse domum, studuisse praeturae. Non me haec movent; quae perspicue falsa sunt; etenim eos una cenasse dixit, qui aut absunt, aut quibus necesse est idem dicere. Neque vero illud me commovet, quod sibi in Lupercis sodalem esse Caelium dixit. Fera quaedam sodalitas et plane pastoricia atque agrestis germanorum Lupercorum, quorum coitio illa silvestris ante est instituta quam humanitas atque leges, siquidem non modo nomina deferunt inter se sodales, sed etiam commemorant sodalitatem in accusando, ut, ne quis id forte nesciat, timere videantur!

Traduzione all'italiano


Tuttavia, la prima parte [b](= soggetto)[/b] fu quella che meno mi turbò [b](mŏvĕo, mŏves, movi, motum, mŏvēre)[/b]: che Celio sia stato [b](Inizia una serie di infinitive oggettive in anteriorità, con [i]infinito perfetto[/i])[/b] intimo del mio amico Bestia, abbia cenato presso di lui, abbia frequentato la casa, abbia sostenuto [b](studeo + dat)[/b] la candidatura a pretore. E queste cose non mi turbano, perché le quali sono evidentemente false; e infatti, disse che questi avevano cenato insieme, quelli che o sono assenti, o è necessario che a costoro raccontino la medesima cosa. Né in verità mi turba colui che disse che Celio sarebbe un sodale con lui nei Lupercali. Una riprovevole congrega, codesta dei fratelli Luperci, e chiaramente rozza e campagnola, la riunione dei quali certamente è stata istituita in base a un vincolo silvestre prima di ogni vita civile e legale, giacchè non solo i sodali fra loro hanno fatto i nomi, ma anche ricordano, nell'accusarsi, il vincolo, come se non [b](= valore esplicativo)[/b] sembrassero temere che qualcuno per caso [b](forte = avv.)[/b] non sappia [b]( > nescĭo, nescis, nescii, nescitum, nescīre)[/b] ciò!

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