Cicerone - Pro Caelio - 15

Versione originale in latino


Itaque a maledictis pudicitiaea ad coniurationis invidiam oratio est vestra delapsa. Posuistis enim, atque id tamen titubanter et strictim, coniurationis hunc propter amicitiam Catilinae participem fuisse; in quo non modo crimen non haerebat, sed vix diserti adulescentis cohaerebat oratio. Qui enim tantus furor in Caelio, quod tantum aut in moribus naturaque vulnus aut in re atque fortuna? Ubi denique est in ista suspicione Caeli nomen auditum? Nimium multa de re minime dubia loquor; hoc tamen dico: non modo si socius coniurationis, sed nisi inimicissimus istius sceleris fuisset, numquam coniurationis accusatione adulescentiam suam potissimum commendare voluisset.

Traduzione all'italiano


E così la vostra orazione è scivolata dalle maldicenze dell’impudicizia all’invidia riguardo la congiura.
Voi infatti avete posto, e ciò tuttavia in modo titubante e brevemente, che costui fosse stato partecipe della congiura a causa dell’amicizia con Catilina; nella quale non soltanto il crimine non attaccava, ma faticosamente il discordo del giovane eloquente, era coerente. Infatti quale tanto grande furore in Celio, quale tanto grande ferita o nei costumi e nell’indole o nella circostanza e nella sorte? Dove infine è stato sentito il nome di Celio in codesto sospetto? Parlo eccessivamente tanto riguardo una circostanza minimamente dubbia. Questo tuttavia lo dico non soltanto se complice della congiura, ma se non fosse stato molto ostile rispetto a codesto misfatto, mai avrebbe voluto dare prestigio alla propria adolescenza nell’accusa della congiura.

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